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domenica 12 ottobre 2014

“COME ON, INDIA. LET’S FOOTBALL”.

“Come on, India. Let’s football”.
Una nuova scommessa nel mondo asiatico inizia da questo slogan. L’alba di una nuova e profonda rivoluzione socio-culturale è quello che tutti si augurano. Difatti l’India attraversa una continua fase di rifondazione percepibile nella prospettiva urbanistica cosi come nell’evoluzione fra le forze sociali, nel grado di integrazione con la vita economica e la politica internazionale, ultimamente sotto le aspettative, e nel profilo demografico ma tanto quanto nelle tendenze culturali, che si profilano sempre più occidentalizzate .

Questi sono i presupposti basici che hanno dato vita al nuovo progetto dell’ Indian Super League. La ISL affiancherà la tradizionale I-League e a volerla fortemente è stato IMG-Reliance, azienda leader nel marketing e negli eventi sportivi, ottavo brand sportivo del mondo secondo Forbes, con un valore di circa 560 milioni di dollari e Reliance, una trading holding di petrolio e gas, Tale duo è il principale partner della Federcalcio indiana.

Sono 8 le città coinvolte nella competizione che propone 61 gare in 70 giorni: si va da Delhi, la città più a nord, a Kochi, situata nella parte sud, a oltre 2000 chilometri di distanza dalla capitale. Ogni squadra ha il dovere (non il diritto) di avere almeno un “marquee player”, un giocatore simbolo che grazie alla sua fama internazionale deve dare lustro e credibilità a tutto il movimento, il quale potrà guadagnare più del tetto ingaggi, cioè circa 2,5 milioni di dollari Nel roster c’è la possibilità di avere fino a 7 giocatori stranieri mentre gli indiani devono essere almeno 14, assegnati alle squadre attraverso un draft mutuato dagli sport professionistici americani (c’è anche il salary cap).Le squadre partecipanti sono i Delhi Dynamos, Atlético de Kolkata, Bangalore Titans, Chennaiyin, Kerala Blasters, Mumbai City, North East United e Pune City.
Del Piero, Materazzi, Belardi, Cirillo, Magliocchetti, Trezeguet, Silvestre, Anelka, Elano, Friedrich, Pires, Andrè Santos, Katsouranis, David “Calamity” James, Capdevila, Tzorvas. Allenatori Zico e Franco Colomba tra gli altri. Ai nastri di partenza sembra il tutto intrigante.
La globalizzazione imperante non lascia scampo allo sport ed il calcio del vecchio continente ha capito ormai da tempo che l’Asia è un mercato dal potenziale folgorante a livello di marketing e Fiorentina, Atletico Madrid e Feyenoord hanno deciso di puntare forte sin subito sull’India. La famiglia Della Valle, dopo le partnership della Fiorentina negli Stati Uniti con la NorCal Premier Soccer e in Svizzera con la FC Ascona, ha ufficializzato l’accordo con il Pune Fc, società del nuovo campionato Indian Super League.
Una partnership questa che va a rafforzare il lavoro mondiale del club viola, il primo italiano a sbarcare nel Paese asiatico. “Abbiamo avviato un processo di internazionalizzazione del nostro brand ” ha spiegato l’ad viola Mencucci .
In forza a tali argomentazioni l’Atlético de Kolkata indosserà la casacca dell’Atlético Madrid, il quale detiene il 25% della società; e anche i Delhi Dynamos di Del Piero sembreranno in tutto e per tutto il Feyenoord entrato recentemente nella compagine azionaria del club.
Tra gli investitori più rilevanti ci sono inoltre star di Bollywood e giocatori di cricket, tra cui l’attuale capitano della Nazionale MS Dhoni, già proprietario di una scuderia motociclistica.
L’operazione marketing è evidente: da un lato esportare in India le skills calcistiche europee e dare una spinta a un movimento potenzialmente enorme. Le basi per un rapido sviluppo quindi non mancano, questo è innegabile.
Una recente ricerca, basata sugli ascolti televisivi, ha svelato come tra il 2005 e il 2009 gli amanti del calcio sono aumentati del 60%, raggiungendo gli ottantatré milioni, soprattutto grazie ai campionati stranieri, principalmente la Premier League ( appeal calcistico e influenza d’appartenenza al Commonwealth).
Il nuovo campionato indiano è riuscito ad attrarre i riflettori di mezzo mondo ma il successo di questa nuova competizione verrà misurato dalla qualità dei giocatori che il calcio indiano saprà produrre nei prossimi anni. Uno dei problemi principali è quello delle strutture.
I detrattori del progetto sostengono che in India il calcio non andrà mai oltre le sue roccaforti storiche: Goa, Kerala, Kolkata e Mumbai. Se riuscisse a spopolare anche solo nelle 8 città coinvolte sarebbe un grande successo. Lo scetticismo è fondato sui principali spettatori, ovvero i ragazzi, i quali amando la Premier League e la Liga che giocano in contemporanea, sapranno appassionarsi a un torneo locale il cui livello è infinitamente inferiore? Se succederà, sarà una vittoria comune.
Il vice presidente dell’IMG-Reliance, Andy Knee, è ora molto fiducioso: “Abbiamo grossi progetti per l’India. Sono molto ottimista riguardo questo nuovo campionato e credo che in un futuro non molto lontano, magari nel 2022 in Qatar, l’India riuscirà a qualificarsi ai Mondiali”
Lo spirito fondamentalmente razionale dell’India saprà approcciarsi a questa nuova filosofia? Il background storico quota ad esito positivo. Lo Stesso Mahatma Ghandi. L’icona mondiale della non-violenza fondò 3 società di calcio in Sud Africa durante la sua permanenza nel paese per combattere l’apartheid. Le squadre avevano a base Durban, Pretoria e Johannesburg ed erano state denominate “Passive Resisters Soccer Club”.
Accendete i riflettori. L’india Super League ha da stupirci.
 Marco Ianne 

3 commenti:

Stefano ha detto...

Il calcio apre a nuove frontiere. Va bene puntare su campioni già affermati nel breve termine ma servirà ben altro per lanciare il movimento.

Rudy ha detto...

Ma Materazzi non si era ritirato due-tre anni fa? O ricordo male?

Salvatore ha detto...

Ricordi benissimo. Ma, come si suol dire, i soldi fanno venire la vista ai ciechi.
E di fronte ad un munifico contratto chi direbbe di no?

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