lunedì 4 maggio 2026

CHI L’AVREBBE MAI DETTO? (Uno scudetto tanto bello quanto inaspettato)

Le sensazioni e le aspettative dopo quel maggio 2025 stregato non erano buone. In pochi giorni avevamo perso lo scudetto per un punto (il “come” lo mettiamo per ora da parte…) e soprattutto preso cinque-pappine-cinque dal Paris Saint Germain in finale di Champions League. 
E come se non bastasse (le disgrazie non vengono mai da sole) il grande condottiero Simone da Piacenza aveva abbandonato la nave, allettato dalle sirene e dai petroldollari arabi. 
Era la fine di un ciclo e, inutile negarlo, la sensazione generale era che ci aspettassero delle stagioni (ci auguravamo poche) interlocutorie, dove la massima aspirazione era puntare al quarto posto. 
Con il Mondiale per Club che incombeva c’era fretta di trovare un nuovo tecnico. E i nomi che circolavano, ahimè, non erano “allettanti”. Qualche timida voce di un ritorno di Mancini o Mourinho, il grande nome era Fabregas, reduce da una buona stagione a Como. Ma il tecnico spagnolo rispose “no, grazie”, per proseguire il suo percorso lariano. E allora ecco il ballottaggio finale: Patrick Vieira o Cristian Chivu. Due ex nerazzurri, certo, ma non erano nomi che facessero sognare. E poi la scelta: Cristian Chivu, un passato sulla panchina della Primavera nerazzurra e solo 13 partite in Serie A (al Parma). C’era decisamente di meglio e lo scetticismo nerazzurro era ben diffuso (vi invito assolutamente a rileggere le considerazioni che feci appena fu ufficiale il suo ingaggio). 
Scetticismo che ebbe conferme in un mercato estivo abbastanza “povero”, con Lookman e Koné obiettivi saltati e Luis Enrique e Diouf unici acquisti, oltre ad Akanji, arrivato l’ultimo giorno di mercato al posto di Pavard. 
Scetticismo che si ripropose anche in un inizio di stagione non brillantissimo con due sconfitte nelle prime tre gare (dopo Juventus-Inter scrissi “Non ho sensazioni positive sulla stagione che ci aspetta. Vorrei essere ottimista, ma faccio molta molta fatica. Come scrissi ieri in un tweet, sono rassegnato. Ed essere rassegnati già a metà settembre non è un buon segno”). 
Ma Cristian Chivu se ne è fregato ed è andato dritto per la sua strada. Ha lavorato molto sulla testa dei giocatori, li ha convinti che potessero ancora dare tanto, che il ciclo non era finito. 
E l’Inter tassello dopo tassello ha iniziato a incasellare vittorie e punti. Purtroppo non negli scontri diretti (fatta eccezione per una rocambolesca vittoria contro la Juventus), ma, per fare un esempio in mezzo ai due derby persi ha inanellato quattordici vittorie e un pareggio (col Napoli). 
Proprio il derby di ritorno è coinciso con l’inizio di un mese di marzo stregato dove la concorrenza ha ricominciato a sperare in un crollo improvviso nerazzurro. L’Inter che si scioglie come neve al sole con i primi caldi primaverili. 
E invece l’Inter ha ripreso a viaggiare alla grande. 5-1 contro la Roma, rimonta da 0-2 a 4-2 col Como: non poteva esserci risposta migliore da parte della squadra che ha solo dovuto aspettare la matematica per festeggiare il 21esimo scudetto nerazzurro. 
I Campioni dell’Italia siamo noi. Per la terza volta nelle ultime sei stagioni. 
È decisamente lo scudetto di Chivu, primo allenatore nerazzurro, dopo 88 anni, a vincere lo scudetto sia da giocatore che da tecnico. Lo scudetto di uno che doveva fare da traghettatore verso tempi migliori e che invece ci ha regalato uno scudetto bellissimo e totalmente inaspettato la scorsa estate. 
Alzi la mano chi lo scorso agosto pensava che l’Inter avesse vinto lo scudetto. Dai, non fate i furbi, abbassate quelle mani, che tanto lo sappiamo che sotto l’ombrellone ne avete dette di cotte e di crude contro il buon Cristian. 
Lo scudetto di Chivu, ma anche dei giocatori. Lo scudetto di Lautaro Martinez sempre più capitano e leader di questa squadra, di Calhanoglu, decisivo come pochi, di Dimarco, mai visto a questi livelli, totalmente rigenerato dalla cura Chivu, di Barella e Bastoni, anima nerazzurra di questa squadra, di Akanji, piacevole sorpresa difensiva, di Thuram, letale nel momento decisivo della stagione (sei gol nelle ultime cinque gare), di Zielinski, tornato ai livelli del periodo partenopeo, di Dumfries, la cui assenza nella parte centrale della stagione si è sentita eccome, di Bisseck, sempre più in crescita, di Sommer, seppur protagonista di qualche incertezza risultata decisiva, di Susic, Mkhitaryan e Frattesi, preziosi rincalzi a centrocampo, di Pio Esposito e Bonny (che differenza rispetto al trio Taremi-Arnautovic-Correa!!!), di Acerbi e De Vrij, di Darmian e Carlos Augusto (jolly difensivo insostituibile), di Luis Enrique e Diouf che in qualche modo hanno dato il loro contributo e infine anche di Josep Martinez e Di Gennaro. 
Questo scudetto è vostro. È tutto vostro. Meritato? No, strameritatissimo. Siamo i più forti e lo abbiamo dimostrato in tutte le 35 tappe che ci hanno portato fino al trionfo finale. Qualche tappa è stata più agevole, altre più ostiche, ma alla fine siamo arrivati al traguardo davanti a tutti. E questo è quello che conta più di tutto. FORZA INTER !!!
ENTIUS. Giornalista mancato, tifoso nerazzurro, blogger per passione. Appassionato di calcio da quando i Mondiali di Italia ’90 gli cambiarono la vita. Ha deciso che scriverà un libro prima o poi.
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