Amo le ricorrenze. Soprattutto quelle sportive. Sono lì a ricordarci quello che siamo stati, i momenti indimenticabili che abbiamo vissuto, le emozioni che abbiamo provato e che mai dimenticheremo, le sensazioni irripetibili di un momento che non tornerà.
Il problema è che qualche volta (o spesso, a secondo dei casi) le ricorrenze fanno parte di un passato glorioso, mentre il presente non è altrettanto florido.
Oggi (penso lo sappiate tutti, visto che non si parla di altro) ricorre il ventennale del trionfo azzurro in quel di Berlino. Il 9 luglio 2006 eravamo Campioni del Mondo.
Un'emozione incredibile, di quelle da raccontare ai nostri nipoti. Il girone passato senza particolari problemi (vittoria con Ghana, pareggio con gli Stati Uniti, vittoria contro la Repubblica Ceca), l'Australia agli ottavi, battuta grazie ad un rigore di Totti al 90esimo, il 3-0 con cui liquidammo l'Ucraina nei quarti di finale, il gol di Grosso in semifinale contro la Germania nei supplementari (minuto 119), la finale contro la Francia, il vantaggio di Zidane su rigore dopo appena sette minuti, il pareggio di Materazzi dodici minuti più tardi, i supplementari, la famosa testata del fuoriclasse francese al difensore azzurro, la lotteria dei calci di rigore, Trezeguet che sbaglia, i nostri che fanno tutti centro e poi il rigore decisivo di Grosso. E iniziò la festa al grido di "il cielo è azzurro sopra Berlino".
Lo ammetto, in quella estate il mio non fu un tifo sfrenato per i colori azzurri. Seguii le partite da tifoso, ma senza esaltarmi più di tanto. Ovviamente da tifoso azzurro ero felice che la mia Nazionale vincesse e che andasse sempre più avanti. Ma la cosa finiva lì. Per dire, dopo la vittoria in finale, esultai con il gruppetto di amici con cui avevo visto la partita, festeggiamo con lo spumante, ma poi non andai a fare sfilate e robe del genere. Però ricordo perfettamente quella estate, il clima che si viveva, le partite viste con i colleghi di lavoro (ci fermavamo per seguire la Nazionale e poi, a partita finita, si ricominciava a lavorare), ho mille aneddoti che potrei raccontare. Fu una bellissima estate. Come direbbe qualcuno, eravamo felici e non lo sapevamo.
Cosa è rimasto di quei momenti indimenticabili, stampati a fuoco nei nostri cuori? Solo i ricordi. Da quella fantastica serata di Berlino è stato un crollo inesorabile e vertiginoso. Nel 2010 e nel 2014 siamo usciti nella fase a gironi, ai successivi tre Mondiali (2018, 2022, 2026) non ci siamo nemmeno qualificati.
In questi giorni si stanno giocando i Mondiali in Usa, Canada e Messico. Mondiali che noi stiamo guardando in televisione, comodamente seduti sul divano. E siamo "costretti" ad esaltarci per le gesta di campioni che non sono i nostri, a tifare Nazionali che non sono la nostra.
E non possiamo fare altro che raccontare ai nostri nipoti e ai nostri figli che un tempo anche noi andavamo ai Mondiali, un tempo anche noi eravamo campioni, un tempo non ci esaltavamo per Messi e Cristiano Ronaldo perché avevamo Totti e Del Piero, un tempo il "nostro" Haaland si chiama Luca Toni, un tempo c'erano Gattuso, Pirlo, Grosso, Materazzi, Cannavaro, Buffon, Nesta, Inzaghi. Un tempo i campioni eravamo noi e gli altri potevamo solo guardare mentre alzavamo al cielo la Coppa del Mondo. Però che bei tempi quando i campioni eravamo noi...
ENTIUS. Giornalista mancato, tifoso nerazzurro, blogger per passione. Appassionato di calcio da quando i Mondiali di Italia ’90 gli cambiarono la vita. Ha deciso che scriverà un libro prima o poi.


1 commento:
Lippi, Buffon, Cannavaro, Camoranesi, Del Piero. L'esaltazione della Juventus corrotta che stava andando in Serie B. Eravamo campioni, ma il calcio italiano affondava inesorabilmente.
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