Lorenzo Negro, giovane difensore italiano, nella recente sessione invernale di calciomercato è stato tesserato dal Virtus Entella (società che attualmente milita in cadetteria e, di recente, venuta alla ribalta per vicende extra calcistiche che hanno coinvolto il presidente Antonio Gozzi). Il nuovo giocatore della difesa, proviene da una realtà innovativa, e non da un club, come le usuali trattative del mercato. Dalla Nike academy inizia la storia del talentuoso Lorenzo. La Nike Academy è, infatti, un programma professionale full-time con sede a St. George's Park, centro sportivo della Federazione Calcio Inglese, in cui i migliori giovani talenti di tutto il mondo si allenano e perfezionano la tecnica. Entrando a far parte del programma, gli aspiranti campioni hanno inoltre l’opportunità di mostrare le proprie capacità durante le sfide programmate nel corso della stagione con squadre professionistiche di tutto il mondo. Il giovane italiano non è l’unico caso di debutto nel mondo professionistico. Una goccia nell’immenso oceano, ma non è la sola. Fino al 1982, la multinazionale americana, si era occupata esclusivamente di creare abbigliamento sportivo, ma a quel fatidico anno risale la prima sponsorizzazione e il primo contratto con un giocatore, Ian Rush, precisamente, come proprio uomo immagine. Ma la vera irruzione nel mondo del calcio resta il contratto con la nazionale di calcio del Brasile, che debuttò con la maglia verde-oro firmata Nike ai Mondiali di Francia ’98. Da quella prima firma siglata su un foglio bianco, Nike contende il primato mondiale come marchio d’eccellenza, per ogni genere di sport, ad Adidas, il colosso tedesco.
Visualizzazione post con etichetta MARK IN THE BOX. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta MARK IN THE BOX. Mostra tutti i post
martedì 24 marzo 2015
Nike Academy (Football Club)
venerdì 13 marzo 2015
Ciak, si gira! La jersey cam è il futuro
Finalmente anche nel tradizionalista mondo calcistico si diffonde tacitamente l’evoluzione tecnologica.
L’annuncio dell’esperimento di Iniesta, il quale andrà in campo con una telecamera incorporata nella maglia è solo l’ultimo di precedenti tentativi già diffuso in altre discipline come il basket o l’hockey. Lo scopo di tale modifiche è ufficialmente quello di migliorare le prestazioni degli atleti ma, sostanzialmente, in futuro garantirà un nuovo strumento per portare lo spettatore televisivo, ovvero il principale fruitore, a vivere l’avvenimento in prima persona in quella che in gergo si definisce “modalità pov ”. Recentemente è arrivata la disponibilità data dalla Mls, il massimo campionato di calcio Usa, ad usare le telecamere indossate ai giocatori, per attrarre maggiormente lo scettico pubblico americano. Ciò detto, gli esperimenti coinvolgono anche il Vecchio Continente.
L’annuncio dell’esperimento di Iniesta, il quale andrà in campo con una telecamera incorporata nella maglia è solo l’ultimo di precedenti tentativi già diffuso in altre discipline come il basket o l’hockey. Lo scopo di tale modifiche è ufficialmente quello di migliorare le prestazioni degli atleti ma, sostanzialmente, in futuro garantirà un nuovo strumento per portare lo spettatore televisivo, ovvero il principale fruitore, a vivere l’avvenimento in prima persona in quella che in gergo si definisce “modalità pov ”. Recentemente è arrivata la disponibilità data dalla Mls, il massimo campionato di calcio Usa, ad usare le telecamere indossate ai giocatori, per attrarre maggiormente lo scettico pubblico americano. Ciò detto, gli esperimenti coinvolgono anche il Vecchio Continente.
martedì 24 febbraio 2015
Il dilemma della monoposto e il RB Lipsia
Il dilemma calcistico che arrovella il rigoroso ordine di pensiero germanico, divenuta una circostanza non più opinabile, ha origine nel recente passato; la collocazione temporale in questione, più precisamente si può far coincidere con l’ascesa globale di un noto brand commerciale.
Colleghiamo qualche filo di connessione logica e il perfetto thriller è servito.
Ha più fascino una vecchia locomotiva giallo-blu indubbiamente retrò e di bellezza neorealista, ricolma di speranze verso un degno futuro, ma strettamente legata all’immobilismo conservatore o la sensualità accattivante di una rossa e sfrecciante monoposto, diretta al successo senza inutili compromessi, e sprezzante del pericolo come un feroce toro dinnanzi alla sua preda ?
Tale dilemma imperversa nella realtà germanica da circa un decennio.Passatemi il paragone motoristico, ma ben rappresenta le ultime vicissitudini dell’ex Germania Est.
Siamo in Sassonia. Lipsia. Baluardo di sperimentazione, epicentro di cambiamenti, fondamentale ubicazione economico-politica, e non ultima per importanza, fattore predominante nelle origini del calcio tedesco. Le squadre storiche e maggiormente blasonate della città sono il Chemie Lipsia e il Lokomotive Lipsia. A voler proprio essere antologici, troviamo anche il VFB Lipsia, fondato nel 1896, il quale vinse non a caso il primo titolo tedesco della storia, battendo in finale nettamente il DFB Prag, che era la squadra della comunità tedesca trasferitasi a Praga. In realtà le vittorie in campionato della compagine di Lipsia divennero poi anche altre in quegli anni pioneristici per i teutonici, con le susseguenti affermazioni in campionato nel 1906 e nel 1913. Tuttavia, dopo la divisione della Germania, il Lipsia si trovò in pianta stabile nella Oberliga ed a partire dal 1965 assunse il nome di Lokomotive Lipsia, che in qualche modo avrebbe fatto sognare i tifosi della città. La Lokomotive nacque in pratica dall’unione del VFB Lipsia e della Rotation Lipsia ed era per il regime la squadra di punta della città, anche ai danni del Chemie. Infatti, i migliori talenti dello stesso Chemie venivano trasferiti alla Lokomotive nell’intento di allestire una squadra vincente ed in grado di primeggiare.
Ha più fascino una vecchia locomotiva giallo-blu indubbiamente retrò e di bellezza neorealista, ricolma di speranze verso un degno futuro, ma strettamente legata all’immobilismo conservatore o la sensualità accattivante di una rossa e sfrecciante monoposto, diretta al successo senza inutili compromessi, e sprezzante del pericolo come un feroce toro dinnanzi alla sua preda ?
Tale dilemma imperversa nella realtà germanica da circa un decennio.Passatemi il paragone motoristico, ma ben rappresenta le ultime vicissitudini dell’ex Germania Est.
Siamo in Sassonia. Lipsia. Baluardo di sperimentazione, epicentro di cambiamenti, fondamentale ubicazione economico-politica, e non ultima per importanza, fattore predominante nelle origini del calcio tedesco. Le squadre storiche e maggiormente blasonate della città sono il Chemie Lipsia e il Lokomotive Lipsia. A voler proprio essere antologici, troviamo anche il VFB Lipsia, fondato nel 1896, il quale vinse non a caso il primo titolo tedesco della storia, battendo in finale nettamente il DFB Prag, che era la squadra della comunità tedesca trasferitasi a Praga. In realtà le vittorie in campionato della compagine di Lipsia divennero poi anche altre in quegli anni pioneristici per i teutonici, con le susseguenti affermazioni in campionato nel 1906 e nel 1913. Tuttavia, dopo la divisione della Germania, il Lipsia si trovò in pianta stabile nella Oberliga ed a partire dal 1965 assunse il nome di Lokomotive Lipsia, che in qualche modo avrebbe fatto sognare i tifosi della città. La Lokomotive nacque in pratica dall’unione del VFB Lipsia e della Rotation Lipsia ed era per il regime la squadra di punta della città, anche ai danni del Chemie. Infatti, i migliori talenti dello stesso Chemie venivano trasferiti alla Lokomotive nell’intento di allestire una squadra vincente ed in grado di primeggiare.
mercoledì 18 febbraio 2015
Altrove, c'è, l'altrove. Empoli, Cesena e Parma
Il
sentimento, l’emozione e la paura. Gli sprazzi della bellezza. Ed infine il
miserabile squallore. Talvolta si
deve correre il rischio di essere sinceri.
Allora se la
normalità è una specie di sogno indecifrabile, qui siamo difronte alla follia.
Questa
volta, voglio correre il brivido della verità.
Juve e Roma, rappresentano due donne. Misteriose e affascinanti. Donne, dalle quali siamo molto attratti, ma talvolta, impauriti scappiamo.
Ed allora, come la follia del primo amore, siamo infatuati, dalle incredibile scoperte che si manifestano sotto i nostri occhi inconsapevolmente,
Juve e Roma, rappresentano due donne. Misteriose e affascinanti. Donne, dalle quali siamo molto attratti, ma talvolta, impauriti scappiamo.
Ed allora, come la follia del primo amore, siamo infatuati, dalle incredibile scoperte che si manifestano sotto i nostri occhi inconsapevolmente,
Al di sopra
del chiacchiericcio del potere, altrove,c’è l’altrove.
Altrove è
sinonimo di provincia.
martedì 10 febbraio 2015
Gli elefanti, in punta di piedi, sul tetto d'Africa
La nazionale di calcio della Costa d’Avorio ha
vinto domenica 8 febbraio la Coppa d’Africa 2015 ai rigori contro il
Ghana, nella finale giocata a Bata, in Guinea Equatoriale ; la finale è finita
0-0 dopo i tempi regolamentari e supplementari ed è stata decisa dopo 22 rigori
dall’errore del portiere del Ghana.
Costa d'Avorio-Ghana è sicuramente un classico
del Continente Nero. A testimoniarlo sono anche i trentanove precedenti
esistenti tra le due formazioni: tredici incroci nel massimo torneo africano
per nazioni (fase finale e qualificazioni), due confronti nelle qualificazioni
iridate riservate all'area CAF, dieci sfide in rassegne minori a carattere
locale e ben quattordici gare con in palio soltanto l'onore. In totale
equilibrio il computo complessivo della sfide: quattordici successi degli
Elefanti, altrettante affermazioni delle Black Stars, undici invece i pareggi.
giovedì 5 febbraio 2015
La Coppa Carnevale 2015, vetrina per giovani talenti
Di solito il torneo di Viareggio è un talismano ben
augurante per calciatori ed allenatori in rampa di lancio e che poi riescono
nel salto del calcio che conta. E' successo a centinaia di talenti che poi
hanno militato in Serie A e in Nazionale. A volte - è raro, ma capita - il
grande salto lo fanno gli allenatori. Come è successo in questi incredibili
dodici mesi a Pippo Inzaghi che un anno fa alzava sorridente la Viareggio Cup
2014 dopo la trionfale cavalcata col Milan baby e ora si ritrova a guidare il
Milan. Quello vero.
Si è svolto da
poco il sorteggio degli otto gironi della 67ª edizione della manifestazione
internazionale che si giocherà dal 2 al 16 febbraio 2015.
Il Torneo
Mondiale di Calcio "Coppa Carnevale" nacque nel 1949 come Torneo
Giovanile Internazionale di calcio "Coppa Carnevale", per iniziativa
e merito del Centro Giovani Calciatori, che sempre ne ha curato
l'organizzazione.
Prologo alla
"Coppa Carnevale" fu un torneo cittadino a dieci squadre, che
coinvolse quattro società, la Libertas, l'Assi, il G.S. Fervet, il Cro-Marco
Polo e sei bar, il Lencioni, che lo vinse, il Fattore, l'Iskra, il Piemonte, il
Mori e il Roma di Torre dei Laghi.
Fin dalla
prima edizione il torneo si caratterizzò come "Under 21". Le squadre
invitate furono sette italiane e tre europee. Dalla Francia arrivarono
l'Olympique di Nizza e il Rapid di Mentone; dalla Svizzera, il Bellinzona. Le
italiane furono equamente ripartite al Nord (Milan), al Centro (Sampdoria), al
Sud (Lazio); quattro le squadre toscane, Fiorentina, Livorno e Lucchese, più il
Cgc-Viareggio.
sabato 31 gennaio 2015
Sub 20, Uruguay 2015
Come la
globalizzazione economica crea ricchezza ed opportunità sociali a livello
planetario? Può considerarsi come un’energia positiva in ausilio delle nazioni
abbiette, secondo la visione europeista, in grado di modificare la disastrosa
situazione finanziaria aggregandosi ed attingendo nuove risorse dai mercati
mondiali? Oppure, tale fenomeno crea ulteriori squilibri, andando a
privilegiare esclusivamente una stretta cerchia di superpotenze. Una parziale
risposta a questo quesito, può venire da un’ esemplificazione realistica, quale il calcio, in grado di
rappresentare alcune dinamiche degli andamenti planetari.
Contestualmente
ad un apertura delle frontiere dei club europei, ed una regolamentazione FIFA
più permissiva in merito al tesseramento di extra comunitari, il calcio è
divenuto globale.
Sempre più
presente la forza Africana, che è andata ad aggiungersi al tradizionale stuolo
di atleti sudamericani in forza alle squadre del Vecchio Continente.
Risulterà
ormai inusuale parlare di un calcio sudamericano, piuttosto che mitteleuropeo
o britannico, ma ad inizio 900, le distinzioni avevano specifiche
connotazioni.
Si trattava
di movimenti calcistici lontani fra di loro, nati in epoche diverse e,
soprattutto, cresciuti e maturati in
humus completamente differenti. Anche se tutti hanno avuto, più o meno
direttamente, la stessa
origine: l'Inghilterra. Dal Regno Britannico, infatti, il calcio si è
propagato a macchia d'olio primai n Europa e
poi in Sudamerica, dove gli inglesi hanno letteralmente trapiantato il
football fondando alcune delle
squadre che hanno fatto la storia, ma un grande contributo è arrivato anche
dagli italiani, fondatori -
tra le altre - dell'argentina Boca Juniors e della brasiliana Palmeiras. Nacquero,
però, tre scuole calcistiche tra le più forti del mondo: l’ argentina, la brasiliana
ed infine quella uruguagia.
Europa e Sud
America un legame indissolubile. I migliori giocatori della storia di questo
sport hanno avuto rispettivamente origine in Argentina e Brasile. Difatti, nei
club europei, l’attività di scouting riceve grossi incentivi affinchè si
possano trovare i nuovi tangheri del calcio occidentale.
lunedì 26 gennaio 2015
Un girovago sovrano, David Trezeguet
L’ ultimo segno, contro
il moto infinito e perpetuo, rimane l’acquisire velocità e sostanza; se non forma, nella testa; se non nel senso, per il cuore, quel nostro cuore
emotivo, o di quella testa che crede, cerca, ma
perde la cognizione temporale. Così l'uomo, si muove freneticamente, a
differenza delle cose diverse da lui, diverso egli stesso da sé stesso,
continuando ma seguendo la politica del tempo.
Le lancette corrono, e se gli
altri mutano, ci sono alcuni frammenti che rimangono impressi. Un insieme di movimenti
ritmici ed armoniosi che delineati su un prato verde disegnano giravolte
memorabili. E se la testa è collegata al cuore. C’è un uomo che ha fatto
muovere freneticamente gli impulsi intellettuali collegati all’irrazionalità di
un gioco chiamato pallone. Un supersantos nelle strade del Rioplatense. Il
pallone diventato vocabolario di un esperanto, linguaggio universale che unisce
tutti i popoli, soprattutto quelli poveri, che per giocare hanno solo bisogno
di ricercare la voglia e di una semplice pelotas.E ora, al passato, ci
voltiamo. La curiosa creatura, il quale, al guardarla ci conduce, talvolta,
all’estasi.
Un tanghero in blues.
Un girovago sovrano.
Colui che ha scritto il
suo destino tra Sud America, Europa ed Asia.
Un inarrestabile
romantico del calcio come simbologia d’appartenenza.
Sudore, sacrificio,
concretezza numerica ed infine affermazione.
Un esemplare quasi
estinto.
Le roi
David Sergio Trezeguet.
lunedì 12 gennaio 2015
Neapolitan blues declinato nell'azzurro
Il neapolitan blues declinato nell’azzurro del San Paolo, risuona in un’atmosfera magica ed surreale. Sessantamila al San Paolo celebrano un simbolo, apparso, da sempre, come un cantore della napoletanità nel collegamento tra il vecchio e il nuovo mondo, Pino Daniele. Le platee azzurre, sono innervate con eguale, passionale temperamento ,tanto simile a quello dei vicoli dei Quartieri Spagnoli, nei quali, talvolta, risuona il rhythm blues.L’orgoglio e le paure di una città intera. E cosi nell’uggiosa serata di ieri anche quando sono partite le note di Napul’è l’allegria e la malinconia erano mescolate. Un San Paolo infuocato, strapieno come ai tempi d'oro concilia il via a la sfida.
L’inequivocabilità dei numeri segna 1-3, ma ora, più che mai, Napul’è, Pino Daniele.
sabato 3 gennaio 2015
Il barone e la saudade, Gianfranco Zola.
E a
saudade, é um sentido do coração que vem da sensualidade, não da razão, e faz
sentir às vezes os sentidos da tristeza e do nojo. Il re portoghese, colto e
malinconico, Duarte, descrive cosi la saudade: E la saudade, è un senso
del cuore che viene dalla sensibilità, non dalla ragione, e fa sentire a volte
i sentimenti della tristezza e del dispiacere.
La genesi
del sentimento della saudade è storicamente collegata a grandi paesi che
si affacciano sul mare. I grandi viaggi intensificano il senso di malinconia e
solitudine di cui erano pervasi tanto coloro che partivano quanto coloro che
restavano. Dinnanzi all’immensità del mare e del cielo, si alimenta il
desiderio, il desiderio di rivedere colui che è partito per andare incontro
all’ignoto.
La storia
di Magic Box, Sir Gianfranco Zola, si intreccia un po’ con lo spirito
struggente della saudade. La terra sarda, isola felice, ma talvolta dimenticata,
ha dato i natali a Magic Box, ed un'altra isola, stavolta quella inglese, ha affermato la gloria di un piccolo Colombo dei nostri giorni.
venerdì 19 dicembre 2014
Jeremy Menez, fino a qui tutto bene
La rabbia di una gioventù francese, figlia
dell’immigrazione che imperversa nelle banlieue parigine è lo sfondo iniziale
di una storia di un bambino un po’ indisciplinato, ma con un talento innato.
La società parigina di inizi anni 90’ è all’orlo del
collasso in alcune sue zone nevralgiche. Episodi di violenza urbana sono
all’ordine del giorno. Le rivolte evidenziavano le tensioni tra le grandi città
benestanti e le loro banlieue tristemente ghettizzate ; gli immigranti che non
sono mai stati pienamente integrati nella società francese, sono divenuti
sottoclasse per disperazione.
E cosi il malcontento giovanile era un sentimento assai
diffuso, spesso sintomo di disagio esistenziale. Per alcuni ,la via di fuga è
stata quella di inseguire un sogno, dando calci ad un pallone.
Vite sregolate, cuore caldo e testa fredda.
Ecco come ragazzi di strada, come Jeremy Menez o Paul
Pogba, affamati di successo scalano velocemente la ripida salita dell’universo
calcistico. Il percorso è cosi un climax verso l’affermazione al di fuori delle
banlieue.
martedì 16 dicembre 2014
Que vinca o que pierda solo y un equipo en Avellaneda, El Racing
Alle foci
del Rio della Plata, nella caotica e vibrante Buenos Aires, nei vicoli selciati
dei sobborghi, nelle facciate secolari delle case d’immigranti, nei bar, nelle
librerie e negozi di dischi del centro, nei saloni di tango e milonghe, il
calcio e il tango rappresentano l’orgoglio di un intero paese.
Il calcio
in Argentina, è una paragonabile ad una fede. A tali manifestazioni sportive
partecipano migliaia di tifosi dai gradini degli stadi, dalle strade dei
quartieri, allentando la squadra del cuore con i canti e i colori che la
rappresentano. Uno sport palpitante e oltre tutto un vero spettacolo. il
fervore si rispecchia in special modo nella capitale albiceleste.
Le due
principali squadre argentine sono Boca Juniors e River Plate di simili origini
territoriali, le quali sorsero sulle rive del Riachuelo, ma l’altra grande rivalità stracittadina è rappresentata da quella che
va in scena all’Avellaneda.
venerdì 12 dicembre 2014
L'animo nobile della Superba
Genova è
una nobile. E’ chiaro che come tutti i nobili, talune
volte va in decadenza e altre volte risale. Petrarca
l’aveva definita superba. “Vedrai una
città regale, addossata ad una collina alpestre, superba per uomini e per mura,
il cui solo aspetto la indica Signora del Mare: Genova.”
La città,
posata in un ideale palcoscenico che dà vita ad uno spettacolo superbo, si
ritrova ad avere come platea le onde del mar Ligure.
La leggenda
vuole che il nome Genova derivi dal nome del dio romano Giano, perché, proprio
come il Giano bifronte, Genova ha due facce: una rivolta verso il mare, l'altra
oltre i monti che la circondano.
L'immagine
ambivalente del Giano bifronte, che guarda al passato e vede il futuro, Genova
- città proiettata al futuro ma che sa guardare al proprio passato - la
rispecchierà sempre, anche nei suoi simboli.
Se fino ad
ora, la Milano, un tempo celebrata come la Scala del Calcio europeo, era rinomata
in tutto il continente per le sue due sfidanti cosi diverse ma cosi dominanti,
aveva lo scettro di centralità calcistica nazionale, ora quel ruolo di
controllante si è tramutato in un fenomeno da sterile periferia.
lunedì 8 dicembre 2014
Leeds United, rain cats and dog.
Rain cats and dogs.
Piove sul bagnato nello Yorkshire.
Dopo l’ennesima debacle a Portland
Road,nell’ultima giornata di Championship, gli Whites confermano la propria
fragilità lontano da Elland Road.
Ma non è finita qui.
La Football League, il cui presidente
è tale Shaun Harvey, ha “disqualify owner Massimo Cellino and ask him to step
down from the club as an owner and director”. In pratica la FL, dopo aver
ricevuto le motivazioni della sentenza sul caso Neile, ha ritenuto Cellino
colpevole di comportamento disonesto ed ha quindi giudicato il Presidente non
in linea con i principi che regolano il “fit and proper test” a cui ogni
proprietario o direttore di club deve sottoporsi.
Il presidente Cellino, in carica da
Febbraio, avrà 14 giorni di tempo per presentare appello contro la decisione.
Sono invece 28 i giorni concessi per abbandonare ogni carica all'interno del
club. In base alle leggi inglesi la condanna comminata dal giudice Lepore, per
il caso Nelie, potrà dirsi scontata a partire dal prossimo 18 marzo. Da quella
data quindi Cellino potrebbe tornare a pieno titolo proprietario o direttore
del club. La Football League avrebbe anche “suggerito” al Leeds di rimuovere
Cellino dal suo ruolo proprio fino al 18 marzo data in cui, scontata la pena,
tornerebbe ad essere “fit and proper”. La situazione che si verrebbe a creare
però è stata definita in una nota ufficiale del Leeds United come
“destabilizzante per il club, i tifosi e gli sponsor”.
I prossimi giorni chiariranno le prossime mosse in una vicenda
che, anche alla luce della lettera inviata da David Haigh alla FL (nella quale
l'ex GFH sostiene la dubbia provenienza dei soldi utilizzati dalla banca per
comprare il club), sembra ancora lontanissima da una soluzione.
A questa vicenda, che ha gia dei
connotati thrilling, si deve aggiungere un provvedimento che negli ultimi
giorni è stato profilato al club.
sabato 6 dicembre 2014
La Meglio Gioventù, Manolo Gabbiadini
La sessione di calciomercato invernale è alle porte e le prime indiscrezioni trapelano dagli addetti ai lavori.
Il nome più gettonato di questi giorni sembra proprio essere quello di Manolo Gabbiadini, dato in uscita dalla Sampdoria dopo un anno e mezzo in blucerchiato e accostato principalmente a Tottenham e Napoli. Un lasso di tempo breve, quello finora trascorso a Genova, ma in cui il 23enne mancino ha dimostrato con sempre maggiore continuità quel talento che gli era stato riconosciuto fin dalle giovanili.Dal momento in cui è arrivato alla Sampdoria, Gabbiadini ha visto aumentare le statistiche più importanti per il suo gioco, confrontato con i rendimenti dalla stagione 2012-2013 con la maglia del Bologna.
Dal Bologna ad oggi, Gabbiadini ha raddoppiato la propria media gol passando dallo 0,2 in rossoblù al 0,4 di quest’anno in cui ha segnato 4 reti in 10 presenze.
La sua pericolosità dalla distanza non fa altro che renderlo più difficile da marcare per un difensore che non sa quale soluzione Manolo potrebbe scegliere.
l miglioramenti sono lampanti anche nei calci piazzati imposti da un mastro nei tiri da fermo come Mihajlovic.
mercoledì 3 dicembre 2014
Il destino del Piccolo Principe, Miralem Pjanic
Bellezza irreale. Una bellezza di un genere difficilmente eguagliabile. Arrogantemente eccessiva, eppure essenziale. E se fosse vero che : “ la bellezza salverà il mondo “, allora la storia di ognuno di noi si incrocia, seppur in maniera impercettibile, con il bisogno, talvolta, di esprimersi artisticamente.
Il destino del Piccolo Principe è il segno di come, il fato a volte scelga traiettorie imprevedibili per scrivere pagine importanti della vita. Ma come in ogni forma d’arte, le proporzioni donano il giusto equilibrio nella globalità di un capolavoro.
Iniziamo proprio dalle proporzioni, le proporzioni umane di un prodigioso giramondo.
La cultura sviluppatasi nel Mediterraneo è una cultura basata su specifiche doti, abilità pressoché intellettuali, ma anche attitudini comportamentali che garantiscono un spirito di sopravvivenza innato.
mercoledì 26 novembre 2014
11+11 = 6, L'equazione del calcio zemaniano.
L’ultimo 3-3 in campionato della squadra sarda, racchiude l’equazione matematica del prototipo del calcio zemaniano : 11+11=6. Due squadre che si fronteggiano a viso aperto, agonismo estremo, zero tatticismi, tensione sportiva, emozioni impagabili. Un percorso adrenalinico con minutaggio prestabilito, 95 minuti di teatralità visiva. 11+11 = 6; L’addizionale per le statistiche del calcio, per le quotazione dei bookmakers; la fenomenologia dell’ estasi per tutti coloro i quali incappano in uno stadio roboante, inconsciamente consapevole di quanto si può inscenare sul rettangolo verde. Zednek Zeman, il giocoliere del calcio italiano, dallo stile unico nel suo genere.
L’equazione dell’espressione ha la sua massima espressività per rappresentare il calcio del boemo ed è : “Il risultato è casuale, la prestazione no.”
Tanti gol, una rimonta quasi impossibile da effettuare, disattenzioni difensivi, spettacolo in attacco ed infine giovani interpreti che modellano gli insegnamenti ricevuti e dettati da un maestro, oltre che un mister. Una panoramica dell’universo Zeman. In passato molte sue partite hanno rispettato questi canoni, canoni di una poetica bellezza, tratti distintivi, norme rigorose che hanno lo scopo di ottenere un equilibrio compositivo in modo da giungere ad prestazioni che rasentino la perfezione e armoniosamente proporzionate nell’ irrazionale, se vogliamo. Un concetto evolutivo di calcio che ha influenzato la società del pallone e difficilmente ne subisce gli influssi degli avventori più diffidenti.
L’equazione dell’espressione ha la sua massima espressività per rappresentare il calcio del boemo ed è : “Il risultato è casuale, la prestazione no.”
Tanti gol, una rimonta quasi impossibile da effettuare, disattenzioni difensivi, spettacolo in attacco ed infine giovani interpreti che modellano gli insegnamenti ricevuti e dettati da un maestro, oltre che un mister. Una panoramica dell’universo Zeman. In passato molte sue partite hanno rispettato questi canoni, canoni di una poetica bellezza, tratti distintivi, norme rigorose che hanno lo scopo di ottenere un equilibrio compositivo in modo da giungere ad prestazioni che rasentino la perfezione e armoniosamente proporzionate nell’ irrazionale, se vogliamo. Un concetto evolutivo di calcio che ha influenzato la società del pallone e difficilmente ne subisce gli influssi degli avventori più diffidenti.
martedì 25 novembre 2014
Le Coq Sportif, partnership vincente.

Le tradizioni risalgono ad
epoche remote, ma poiché perdurano nel tempo, acquisiscono un carattere
duraturo e di piena credibilità; andando a ripescare dagli albori della civiltà
europea, creiamo un ponte di collegamento tra un peculiare popolo dell’Impero
Romano e la storia contemporanea di tratto distintivo di una nazione intera e
di uno dei suoi brand maggiormente iconico.Il bene che sconfigge il
male, il candore della luce contro le tenebre dell’oscurità. Una
rappresentazione sicuramente filosofica del simbolo dell’orgoglio francese; in
questa credenza popolare si colloca la figura del gallo del logo che
caratterizza l’emblema transalpino.
Originariamente si attinge
dalle origini galliche della nazione, per giustificare le origini di tale
simbologia, ma in passato si è anche adottata un’interpretazione linguistica a
causa dell’assonanza tra gallus(gallo) e Gallus (colui che abita nella
Gallia). Sin da allora, gli acerrimi
nemici della Francia sparsi per il
mondo,credevano che fosse solo un atto
irrisorio,ma proprio quella sfrontatezza che contraddistingue il popolo
transalpino ha suggellato il simbolo d’effige francese.
Ora troviamo il punto di
contatto odierno. Contestualizziamo la virtù più importante dell’essenza del
“galletto” francese alle leggi del marketing e delle politiche economiche –
sportive ed il gioco è fatto.
venerdì 21 novembre 2014
Il Parma e la spensieratezza degli errori virtuosi
Hernan Crespo, Sebastian Veron, Faustino Asprilla, Luigi Apolloni, Enrico Chiesa, Lilian Thuram, Dino Baggio, Hristo Stoichckov, Tomas Brolin, Lorenzo Minotti e Massimo Crippa. Non è certamente l’undici iniziale della squadra allenata dal mister Donadoni, ma vecchie glorie che hanno costellato il firmamento dei ducali. La storia moderna della squadra parmense, inizia in un clamoroso derby contro la Reggiana nel 27 Maggio 1990. A stagione in corso, dopo un brillante avvio della squadra, l ’ indimenticato presidente Ernesto Ceresini, viene meno sconvolgendo l’intera compagine locale. Il contraccolpo dura qualche gara, ma la squadra rimonta e coglie nella partita più significativa,proprio il sopracitato derby,il tanto desiderato quarto posto, utile per la prima promozione in Serie A della sua storia, con una giornata di anticipo. Dopo la promozione in serie A, la società diviene proprietà della multinazionale di Collecchio, la Parmalat di Calisto Tanzi. Alla presidenza della squadra viene chiamato Giorgio Pedraneschi.
Da neopromosso, il Parma esordisce in Serie A con un sesto posto finale che gli consentirà di esordire in Europa nella Coppa U.E.F.A.. La stagione successiva conquista il primo trofeo nazionale della sua storia: la Coppa Italia. L'anno dopo il Parma conquista il primo trofeo europeo: la Coppa delle Coppe, vincendo in finale per 3-1 contro l'Anversa a Wembley (reti di Minotti, Melli e Cuoghi). Gli acquisti di Faustino Asprilla prima e di Gianfranco Zola poi, confermano la voglia di vincere del club e della proprietà. Il Parma conquista nel febbraio del 1994 la sua prima Supercoppa europea, battendo a San Siro il Milan 2-0, con gol vittoria nei tempi supplementari di Massimo Crippa, dopo aver perso all'andata 1-0 in casa.
venerdì 14 novembre 2014
NEW YORK FC, IL NUOVO PROMOTER DEL SOCCER NEGLI STATES
«Mi innamorai del calcio come mi sarei innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé», scriveva Nick Hornby in “Febbre a 90°”.
Oggi è un popolo intero che si sta innamorando dello sport più seguito al mondo, che negli Stati Uniti aveva sempre faticato a decollare, surclassato dal football, dal baseball, dal basket e dall’hockey. Sono passati vent’anni da quando il calcio è sbarcato nuovamente in America. Di fatti, nella capitale newyorkese qualcosa si sta muovendo.
Il New York City FC ha rivelato la nuova maglia per il prossimo anno di MLS e ad un primo impatto la divisa ufficiale è molto familiare, se non quasi identica, alla tradizionale casacca dei Citizen in Premier League. Questioni di sponsorizzazioni? È facile da ipotizzare. Il club, di proprietà in collaborazione con il Manchester City ed i New York Yankees, hanno deciso di adottare il classico celeste con rifiniture di bianco andando cosi a richiamare una sorprendente somiglianza con la maglia della città di Manchester, sponda City.
Iscriviti a:
Post (Atom)













