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mercoledì 14 luglio 2021

GIUDICHIAMO LE NAZIONALI: BELGIO E UNGHERIA

Prosegue il nostro viaggio tra gli giudizi delle Nazionali che hanno preso parte ad Euro 2020. Oggi analizziamo il Belgio, fermatosi ai quarti dopo essere stato battuto dai futuri Campioni d’Europa dell’Italia, e l’Ungheria, che ha disputato un Europeo molto positivo nonostante non abbia superato la fase a gironi. 

Partita con grandi aspettative, la campagna europea degli uomini di Martinez si è conclusa in anticipo, già ai quarti di finale, contro un'ottima Italia. L'esperienza di Euro 2020 non può che valutarsi in maniera negativa per i Diavoli Rossi, in ragione di una generazione d'oro che non ha raccolto quanto promesso e seminato nell'arco degli ultimi anni. 
In Belgio ci si sta chiedendo se Martinez sia ancora l'uomo giusto per la nazionale. "Rifarei tutte le scelte" ha affermato nella prima intervista post eliminazione. In realtà, il Belgio, nonostante la fama acquisita, ha mostrato tutt'altro che un bel gioco nelle 5 partite, subendo il gioco degli avversari e soffrendo molto, troppo (per quanto Martinez abbia lodato questa caratteristica "pragmatica"). 

martedì 13 luglio 2021

GIUDICHIAMO LE NAZIONALI: RUSSIA E UCRAINA

L’Europeo è finito e ha visto il trionfo dei colori azzurri. Siamo Campioni d’Europa dopo 53 anni (non l’avevate ancora capito? eheheheh). Ora è tempo di bilanci e di giudizi, come già iniziato da qualche giorno. E per giudicare le singole Nazionali abbiamo deciso di farci aiutare da chi quotidianamente segue quelle Nazionali. Stavolta tocca a Russia e Ucraina. A dare un giudizio su queste due Nazionali ci hanno pensato gli amici di “Calcio Sovietico”. 

RUSSIA:
Molto male. Vittoria striminzita contro la modesta Finlandia, netta sconfitta contro il Belgio e contro i danesi. Le convocazioni di Cherchesov han fatto storcere il naso a molti e purtroppo si può dire che il mister abbia sbagliato e infatti ha poi pagato con l'esonero. 

sabato 10 luglio 2021

GIUDICHIAMO LE NAZIONALI: FINLANDIA, SVEZIA E DANIMARCA

L’Europeo volge ormai al termine ed è tempo di bilanci e di giudizi. E per giudicare le singole Nazionali abbiamo deciso di farci aiutare da chi quotidianamente segue quelle Nazionali. Stavolta tocca alle Nazionali nordiche, ovvero Finlandia, Svezia e la semifinalista Danimarca. E chi meglio dei ragazzi di “Il Calcio Nordico” poteva esprimere un giudizio completo su queste tre Nazionali? 

Dalla Finlandia non ci si aspettava nulla di più. Prima partecipazione ad un Europeo nella sua storia, diciamo che era già importante esserci. Tecnicamente era una delle squadre meno attrezzate del torneo e come sempre nel ciclo Kanerva, ha puntato più sulla squadra che sui singoli. Pohjanpalo, Hrádecký e Arajuuri protagonisti assoluti. Nonostante l'eliminazione ai gironi, va bene così. 

venerdì 9 luglio 2021

GIUDICHIAMO LE NAZIONALI: LA SCOZIA

L’Europeo volge ormai al termine ed è tempo di bilanci e di giudizi. E per giudicare le singole Nazionali abbiamo deciso di farci aiutare da chi quotidianamente segue quelle Nazionali. Il nostro “viaggio” parte dalla Scozia e dagli amici di “Il Calcio Scozzese”. 
Lo diciamo subito: di tutte le partite del girone, quella con la Croazia è stata l’unica che la Scozia, ai punti, ha meritato di perdere. Se non altro si è dovuta arrendere alla maggior qualità tecnica della Croazia, in particolare di quel fenomeno che porta il numero 10 sulle spalle e che risponde al nome di Luka Modric. 

venerdì 17 luglio 2020

CAMPIONATO APERTO, MA LA COLPA DI CHI È?

Sembrava un discorso praticamente chiuso, o comunque riservato a Juventus e Lazio. Con la ripresa dei giochi invece tutto è cambiato. La Lazio si è sciolta come neve al sole, e rischia seriamente di concludere al quarto posto la propria stagione, ma con una Supercoppa Italiana in bacheca. I bianconeri di Sarri invece pare vogliano farsi male da soli. Nelle ultime tre giornate hanno racimolato solo 2 punti. Una miseria. Pareggi in rimonta, e 9 gol subiti in tre gare. Numeri impietosi e non in linea con lo stile Juve. Sarri sta rischiando di perdere uno scudetto già vinto. Una stagione da dimenticare, nella quale la sua squadra ha perso due finali. C'è poco da stupirsi però, perché il tecnico di Figline è quasi sempre arrivato al secondo posto.

mercoledì 26 giugno 2019

CARO CALCIO QUANTO MI COSTI?

I giocatori sono in vacanza, i dirigenti sono intenti al calciomercato e i tifosi alle prese con gli abbonamenti.
Sono giornate calde per rinnovi o nuovi abbonati che devono decidere se affrontare la spesa dell’abbonamento annuale alla propria squadra del cuore. Ma quanto costa abbonarsi? Abbiamo fatto un piccolo excursus tra le big italiane ed europee.

IN ITALIA
La Juventus è la più cara in Italia per i rinnovi l’importo minore è pari a € 650.00 Curve il maggiore a 2.370 Tribuna Est; i nuovi abbonati partiranno da € 690 sino ad un massimo di € 2560.00.

L’ Inter è quasi a pari merito con la rivale storica per i rinnovi l’importo minore è pari a € 265.00 il maggiore a 2.250 Poltroncina centrale 1^ anello; i nuovi abbonati partiranno da € 269,00 (già sold out) sino ad un massimo di € 2450.00.

lunedì 15 aprile 2019

CRONACA DI UNA RETROCESSIONE ANNUNCIATA

 CLASSE A – Analisi e commenti sul Campionato Italiano 
Nella giornata di ieri, dopo la sconfitta casalinga per 3-1 contro il Napoli, è arrivata per il Chievo la matematica retrocessione in Serie B. Un evento nell’aria ormai da diverse settimane e arrivato nell’ultimo weekend, con bei sei giornate d’anticipo rispetto alla fine del campionato. Una retrocessione certamente dovuta in parte alla turbolenta estate che ha passato il Chievo - coinvolto nel caso “plusvalenze fittizie” -, ma figlia anche di scelte errate fatte in precedenza.
Tutto parte dall’estate del 2017, quando il Chievo si è trovato a dover avviare un ricambio generazionale dell’organico. A fronte dell’addio di alcuni giocatori che tanto avevano dato alla causa gialloblù negli anni precedenti (come Sardo, Frey, Izco e Spolli), la campagna acquisti è stata condotta portando a Verona solo giocatori nati negli anni ’90. L’intenzione del nuovo ds Giancarlo Romairone era di rinforzare l’organico con elementi giovani, che avrebbero costituito l’ossatura della squadra negli anni successivi.

sabato 4 febbraio 2017

JUVENTUS-INTER, STORIA DI UNA GRANDE RIVALITA'

Il derby d’Italia fra Juventus–Inter per noi Juventini è sempre stata una delle partite più importanti del campionato .
Ancor di più dopo quello che è successo nell’ 2006 con Calciopoli, uno scudetto regalato (il famoso scudetto di cartone) alla terza classificata ovvero l’Inter.
Ma facciamo un tuffo nel passato. Le due squadre si affrontarono per la prima volta nel 1909 durante il campionato di Prima categoria nel primo incontro assoluto del 14 novembre di quell'anno, giocato sul campo di Corso Sebastopoli a Torino, i bianconeri vinsero 2-0 grazie a una doppietta di Ernesto Borel.
La rivalità vera e propria ebbe inizio negli anni 1930 quando i due club, entrambi al vertice del calcio italiano, si ritrovarono stabilmente a lottare per lo scudetto assieme alla principale rivale del tempo, il Bologna. La Juve del Quinquennio fece suoi cinque campionati consecutivi durante la prima metà del decennio (1931-1935), prima squadra capace di raggiungere questo filotto, mentre l'Ambrosiana-Inter, già vincitrice nel 1929-1930 del primo torneo a girone unico, fu in seguito artefice di altre due affermazioni tricolori sul finire della decade.

giovedì 10 marzo 2016

COME ARRIVA LA NAZIONALE ITALIANA AD EURO 2016?

Dopo la conclusione del campionato di calcio 2015-2016 di Serie A scatterà il conto alla rovescia per Euro 2016, il campionato europeo di calcio che si disputerà in Francia dal 10 giugno al 10 luglio. Tra le 24 squadre qualificate alla fase finale degli Europei c'è pure l'Italia guidata dal commissario tecnico Antonio Conte. Ma come arriverà la Nazionale Italiana ad Euro 2016? Quante chance ha la nostra Nazionale di arrivare fino in fondo alla competizione?

Euro 2016, Italia nel Gruppo E
Ebbene, per effetto del sorteggio l'Italia è stata inserita nel Gruppo E con Belgio, Irlanda e Svezia e con l'esordio nella competizione fissato per il 13 giugno del 2016, dalle ore 21, quando gli Azzurri affronteranno il Belgio. Seguiranno poi i match Italia-Svezia il 17 giugno del 2016 dalle ore 15, ed Italia-Irlanda il 22 giugno con fischio d'inizio alle ore 21.

domenica 19 aprile 2015

SARA’ UN DERBY IN TONO MINORE

Piaccia o no, non possiamo negare l’evidenza. Quello che andremo a giocare stasera sarà un derby in tono minore, probabilmente il derby più inutile ai fini della classifica che io ricordi. L’Inter è decima, il Milan un gradino e un punto più su. Entrambe abbastanza distanti dalla zona Europa League (-8 per l’Inter, -7 per i cugini) e lontani anni luce dalla qualificazione Champions League (l’Inter è a -16, il Milan ovviamente a -15).
L’unico motivo di interesse è la partita in sé. Perché entrambe non hanno nessuna intenzione di perdere il derby e con ogni probabilità venderanno cara la pelle pur di portare a casa almeno la vittoria nella stracittadina in questa stagione da dimenticare in fretta.
Anche i tifosi delle rispettive squadre stanno vivendo con assoluta calma questa vigilia. Personalmente ho vissuto una settimana molto tranquilla, nessun pathos, nessuna ansia da pre-derby. E anche intorno a me ho visto un clima molto rilassato, quasi di indifferenza. In genere, come è ovvio che sia in questi casi, ci si scambia commenti e opinioni con gli amici. Immancabilmente con l’avvicinarsi della sfida ci si confronta e si ripete sempre lo stesso ritornello “vabbè, il derby è sempre il derby, dobbiamo vincerlo ad ogni costo”.

sabato 24 maggio 2014

LIGA, DOPO 17 ANNI L'ATLETICO MADRID TORNA CAMPIONE

Ci voleva Diego Pablo Simeone in panchina - beniamino del Calderon e titolarissimo nell'ultimo Atletico Madrid campione di Spagna, affinché i 'Colchoneros' tornassero a vincere il titolo: la grinta del tecnico argentino (il cui esordio in una panchina europea avvenne a Catania) ha portato i biancorossi ad imporsi con tre punti di vantaggio sul Barça e a strappare un punto nell'ultima gara contro gli azulgrana. Azulgrana che - se avessero vinto nell'ultima gara contro l'Atléti - avrebbero conquistato il secondo titolo consecutivo, nonostante il fatto che si sarebbero trovati a pari punti con i 'Colchoneros': nonostante ciò, gli uomini di Martino (che a fine match ha rassegnato le già annunciate dimissioni; al suo posto l'anno prossimo ci sarà Luis Enrique) non hanno dato il massimo e - dopo l'illusorio vantaggio ad opera dell'ex Udinese Sanchez (autore di una splendida rete con una vera e propria fucilata) - non sono riusciti ad andare oltre l'1-1. E se Simeone è l'emblema di questo Atletico Madrid che non molla mai (e che stasera darà filo da torcere al Real Madrid alla ricerca dell'agognata 'Decima' Champions), l'ex migliore giocatore al mondo Leo Messi è l'emblema di questo Barça in declino.

domenica 23 marzo 2014

TERZA VITTORIA CONSECUTIVA. L’INTER CI RIPROVA

Su mia richiesta gli amici di Atalantini.com mi hanno gentilmente inviato un loro contributo sul pre-partita della sfida.
QUI INTER - Ritenta sarai più fortunato. Chi non ha mai trovato questa frase sotto qualche etichetta che preannunciava una possibile vincita. Ritenta. E l’Inter domani pomeriggio ritenterà nuovamente a vincere la terza gara consecutiva. Dopo averci provato più volte in questa stagione (se non ho fatto male i conti credo che ci sia sfuggita in almeno quattro occasioni), i nerazzurri ci riprovano nella speranza che questa volta sia quella buona.
L’avversario di turno è l’Atalanta. L’ultimo confronto con i nerazzurri bergamaschi non evoca ricordi piacevoli. Quasi un anno fa l’Inter in piena emergenza infortuni andò sul 3-1 grazie ai gol di Rocchi e Alvarez (doppietta) prima di cadere sotto i colpi dell’arbitro Gervasoni (che si inventò un rigore di sana pianta) e di Denis (autore di una tripletta).
L’Atalanta ha vinto poche volte a San Siro ma ogni volta sono state sconfitte dolorose. Come quella della stagione 2001-2002 quando un’Inter lanciata verso lo scudetto venne fermata 2-1 in casa dagli orobici. Una curiosità, entrambe le sconfitte citate sono arrivate il 7 aprile.

sabato 8 marzo 2014

UN' INTER DA TRASFERTA PER TRE PUNTI IN CASA

Articolo del pre-partita speciale. Su mia richiesta gli amici di Cuore Toro mi hanno gentilmente inviato un loro contributo sul pre-partita della sfida.

QUI INTER - Tranquilli, stavolta non vi annoierò con inutili discorsi riguardanti corride, feste di Pamplona o pratiche masturbatorie del Toro. Ho già esaurito le argomentazioni nell’articolo dell’andata e non ho intenzione di ripetermi (per chi fosse interessato o se l’è perso cinque mesi fa, trovate qui l’articolo). E per una volta cercherò di non cadere nella banalità dicendo che bisogna prendere il toro per le corna.
La sfida di domani pomeriggio si presenta abbastanza delicata. Per un motivo a me ignoto i nostri ragazzi si esprimono meglio in trasferta che in casa e se pensiamo alle poche (anzi direi pochissime) prestazioni nerazzurre che possono definirsi convincenti vengono in mente quasi tutte sfide disputate fuori dalle mura amiche (così, su due piedi mi viene di citare Udine e Fiorentina). Se vogliamo puntare ad un finale di stagione convincente è necessario che la squadra cominci a replicare anche a San Siro le cose positive viste in trasferta.
Mazzarri dovrà fare a meno degli squalificati Samuel e Juan Jesus pertanto in difesa verranno rispolverati (termine più che mai appropriato visto che entrambi stanno facendo la muffa in panchina) Campagnaro e Ranocchia.

sabato 30 novembre 2013

LA PRIMA DI THOHIR A SAN SIRO: NON FACCIAMO SCHERZI...

Articolo del pre-partita speciale. Su mia richiesta l'amico Andrea di Pianeta Samp ha deciso di raccontarci il pre-gara visto dal lato blucerchiato. Una gara, due punti di vista. 
QUI INTER
Ci sarà anche Erick Thohir domani pomeriggio a San Siro per seguire dal vivo la “sua” Inter. Per la sua prima apparizione al Meazza il nuovo proprietario nerazzurro a chiamato a raccolta tutti gli ex giocatori nerazzurri, compresi quelli che possono contare una sola presenza. Nelle intenzioni del tycoon indonesiano dovrebbe essere una grande festa.
Festa a cui è invitata anche la Sampdoria (sulla cui panchina siede da due settimane Sinisa Mihajlovic, altro ex nerazzurro che sarà presente) che però non ha nessuna voglia di fare la vittima sacrificale e anzi spera di fare un bello scherzetto ai nerazzurri.
Scherzetto che, per la verità, non gli riesce dalla stagione 1996-97 quando l’Inter in vantaggio di 3-1 si fece rimontare e superare da un gol di Mancini nel finale. Quella fu l’ultima delle sette vittorie blucerchiate in terra nerazzurra su 56 precedenti. In altre 15 occasioni invece le due squadre si sono divise la posta in palio, l’ultima delle quali nella stagione post-Triplete quando Guberti ed Eto’o fissarono il risultato sull’1-1. Schiacciate invece il numero delle vittorie dell’Inter che ha portato a casa il bottino pieno in 34 occasioni, compreso il 30 ottobre del 2012 quando Milito,Palacio e Guarin ribaltarono il gol iniziale di Munari (inutile il gol allo scadere di Eder).

sabato 29 ottobre 2011

LA MISSION IMPOSSIBLE NERAZZURRA E L'OPINIONE DI UN BIANCONERO

La sfida tra Inter e Juventus non è una sfida normale. Non lo è mai stato e presumo che non abbia nemmeno le pretese di essere una sfida normale. Gli eventi degli ultimi anni poi hanno accentuato l’odio sportivo da ambo le parti. Dal famoso scontro Ronaldo-Iuliano alle ultime vicende su Calciopoli passando per la dittatura Moggi, lo scudetto del 5 maggio, lo scudetto del 2006 assegnato a tavolino e le tante troppe parole spese nei tribunali.
Normale che in questa situazione si arrivi alla partita di stasera in un clima di “sangue o morte”, una sfida all’ultimo sangue dove giocherà un ruolo delicato l’arbitro Rizzoli chiamato a una direzione di gara perfetta per evitare di gettare benzina sul fuoco delle polemiche. Che cosa succederebbe se fosse assegnato un rigore dubbio o una delle due squadre? E se fosse annullato un gol valido o assegnato un gol irregolare? E se l’arbitro andasse in tilt come è successo a Rocchi in Inter-Napoli?
Non voglio pensarci. Preferisco concentrarmi sul discorso puramente tecnico nella speranza (speriamo non vana) di un arbitraggio impeccabile.
Per l’Inter stasera è l’ultima chiamata per rientrare nella lotta al vertice. In caso di pareggio o sconfitta sarà bene abituarci all’idea di vivere una stagione transitoria con poche soddisfazioni e tante amarezze. Ranieri non può disporre di Julio Cesar infortunatosi mercoledì scorso. Ieri è andato out anche Thiago Motta (sai la novità…) pertanto la formazione è pressoché obbligatoria con Maicon, Lucio, Chivu e Nagatomo davanti a Castellazzi, Cambiasso, Zanetti e Stankovic in mediana e Sneijder ad illuminare il gioco dietro Zarate e Pazzini. Torna in panchina Milito dopo la deludente prestazione contro l’Atalanta.
E’ una partita difficile e anche parecchio complicata. Battere la Juventus non sarà per niente facile e il mio ottimismo nerazzurro è ai minimi storici. Come scrivevo ieri sera in un post su
Inter Café Vincerà la Juventus. I bianconeri sono più in forma, corrono il doppio (o forse anche il triplo) dei nostri. Il nostro centrocampo ha ottime possibilità di essere fatto a fettine dal loro. Inoltre i nostri giocatori sono stanchi e appagati come guerrieri al termine della battaglia mentre i giocatori juventini sono carichi e famelici. E se la partita prendesse una piega diversa non sottovalutiamo il Rocchi di turno che raddrizzerà la sfida a loro favore. Non vorrei sembrare eccessivamente pessimista ma credo che difficilmente riusciremo ad uscire indenni da San Siro. Anche se il pallone è rotondo e il calcio non è una scienza esatta. Il mio sogno rimane una vittoria grazie ad un gol a tempo scaduto su rigore inesistente o con l'autore del gol in posizione dubbia.”
Il mio pensiero sulla sfida di stasera è tutto qui. La Juventus ha ottime possibilità di vincere perché ha più fame di vittoria. Inoltre non dimentichiamoci che nelle grandi sfide la Juventus si esalta sempre mentre noi quando giochiamo contro la Juventus siamo sempre un po’ timidi e impacciati. Per uno strano motivo che ignoro i nostri ragazzi affrontano i bianconeri con lo stesso timore reverenziale con cui affronterebbero il Barcellona.
Spero di essere clamorosamente smentito stasera, spero che l’Inter porti a casa il risultato. Non importa come, l’importante è uscire vittoriosi da San Siro (paradossalmente anche con il gol a tempo scaduto su rigore inesistente o con l'autore del gol in posizione dubbia). Tre punti per la classifica, tre punti per rilanciarci alla grande, tre punti per battere i nostri odiati rivali. Sembra una mission impossible. Ma nel calcio nulla è impossibile. Vero, ragazzi? FORZA INTER !!!
PS: Il calcio è pur sempre uno sport e come tale deve essere preso. Pur nelle nostre convinzioni e nella nostra fede sportiva dovremmo evitare di alimentare il fuoco delle polemiche e dei veleni. Ecco perché ho chiesto a un amico, blogger juventino, di scrivere per il mio blog un suo personale contributo sulla sfida di stasera. Nel mio piccolo vuole essere un gesto distensivo e di sportività verso i tifosi bianconeri. Non so se ho fatto bene oppure no, però l’idea mi piaceva moltissimo e ringrazio Thomas che ha accettato l’invito.
Sono da sempre fedele alla teoria che “ad un amico non si può dire di no”.
Quando ho letto la mail nella quale Entius mi chiedeva un commento personale sulla partita tra la sua Inter e la mia Juventus che si disputerà questa sera al “Meazza”, due parole mi sono rimbombate nella testa: “Fatta eccezione…”.
Ci risiamo, un’altra volta. Ormai è diventato un match che dura trecentossantacinque giorni all’anno, un po’ come il calciomercato, che per pra
ticità (e burocrazia) hanno diviso in due grosse tranche (estiva e invernale), ma del quale se ne parla (e che si muove, di nascosto) in continuazione. E così anche per la nostra rivalità: quando l’arbitro fischia la fine dell’incontro, ci si sposta nelle aule dei tribunali, sui giornali, in televisione.
Stavolta siamo in testa in beata solitudine, come non accadeva dal 14 maggio del 2006. “Beata” per modo di dire: alla vigilia della decima giornata (di cui otto giocate sino ad ora), con dieci squadre raccolte nell’arco di cinque punti, con l’Inter che potrebbe tornare pericolosamente in gioco con una vittoria stasera, da parte nostra sarebbe sicuramente più opportuno ragionare sui piccoli passi.
Noi lo sappiamo bene, dato che veniamo da due settimi posti consecutivi: siamo stati bravi (come società, intendo, non certo come tifoseria) a gonfiare il petto in estate, per poi sgonfiarlo strada facendo.
In occasione del primo dei due, abbiamo cambiato completamento volto alla squadra mandando via Ranieri, il vostro attuale allenatore, quando mancavano solo due tappe dalla fine del campionato precedente, incolpandolo del fallimento di un’intera stagione dove – alla fine – siamo comunque arrivati secondi.
Viva il Brasile, Diego, Melo e quell’Amauri che a furia di aspettare il passaporto italiano adesso si allena con la formazione Primavera: vinta la gara contro l’Inter (5 dicembre 2009), nelle tre successive ci siamo persi la Champions League (Bayern Monaco) e il campionato (Bari e Catania). Come un colpo di tosse ha potuto distruggere il guerriero indomito progettato da Blanc.
Ancora un successo sull’Inter, lo scorso campionato (13 febbraio 2011, 1-0), e poi tre sconfitte di fila (Lecce, Bologna, Milan): dal 2006 ad oggi siamo stati spesso “grandi” con le “grandi”, e sempre “piccoli” contro le “piccole”. Siamo “mancati”, in pratica, quando si è trattato di fare il salto di qualità. Qualcosa era cambiato, però: pieni poteri ad Andrea Agnelli, e Del Neri è rimasto sino alla fine della scorsa serie A. Giusto, così si responsabilizzano anche i giocatori: troppo facile prendersela sempre e solo con l’allenatore.
Proprio in merito a questo non sono contento dell’arrivo di Ranieri a Milano: dispiace per Gasperini (il cui lavoro, vivendo a Genova ad essendo simpatizzante rossoblù, ho ammirato volentieri dal vivo in più occasioni), ma il nostro ex tecnico è sempre stato bravo a tirare fuori (e a farla tirare) la grinta nelle situazioni più difficili, salvo perdere le forze in dirittura d’arrivo in più occasioni.
Sarà anche per questo che circola da tempo la voce di un accordo tra Moratti e Spalletti per la prossima stagione.
Non parlo volutamente dei nostri 29 scudetti, di Palazzi e del Palazzo, di Rizzoli, di rigori dati, non dati, veri o inventati, perché argomenti simili li avremmo voluti già affrontare con Entius (l’idea, per correttezza, è giusto dire che fu sua) nel corso della scorsa estate. Quando ai primi di luglio il livello delle tensioni tra le due società si alzò notevolmente, mi sembrò giusto rimandare a tempo debito la discussione di simili argomenti, osservati da visuali (ovviamente, e completamente) differenti.
Ora parlerà il campo, di nuovo e finalmente. Prima di ogni gara della mia squadra del cuore penso sempre alle parole che amava ripetere Giampiero Boniperti, il nostro ex Presidente: “Alla Juventus vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta”. In questo caso, mi piace credere che il barone de Coubertin con il suo “L’importante non è vincere ma partecipare. La cosa essenziale non è la vittoria ma la certezza di essersi battuti bene”, volesse esprimere il pensiero di un uomo che, fosse vissuto al giorno d’oggi, magari avrebbe potuto vantarsi di essere interista sin da piccolo.
Stringo virtualmente la mano a Entius, nell’augurio che possa vincere il migliore. Non dovessimo essere noi, a quel punto mi attaccherei alle “eccezioni”, per sperare in un risultato diverso….


Thomas - Cronache Bianconere

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giovedì 28 luglio 2011

COSA RESTA DI QUESTA COPPA AMERICA? “Consigli per gli acquisti"

Cosa portare via da questa competizione che ci ha fatto fare le ore piccole per quasi un mese regalandoci emozioni distillate in piccole dosi? Ovvero, quali giocatori dovrebbero essere preda delle squadre Italiane a basso costo? Il colpo migliore è verosimilmente Joel Campbell. Classe 1992, attaccante della Costa Rica. Il nuovo Eto'o è stato devastante contro la Bolivia, ha già la sfrontatezza giusta e soprattutto un presidente che non vede l'ora di fare cassa. L'Arsenal si è fatto avanti e aveva sostanzialmente chiuso per 2 milioni scarsi ma il giocatore ha preferito rimandare il tutto, facendo indispettire gli emissari dei Gunners. Per la stessa cifra è sul mercato e sembra un investimento fruttuoso.
Decisamente interessante anche il difensore centrale dell'Uruguay, Sebastian Coates. Classe 1990, è gigantesco ma dispone di notevoli mezzi tecnici. E' verosimilmente troppo lento per gli standard europei ma ci si può lavorare. Devastante in entrambe le aree, a fronte di un investimento di qualche milione di euro si preleva un ragazzo già titolare nella sua Nazionale e dal futuro assicurato.
In difesa si può investire anche su Roberto Rosales, terzino destro della Vinotinto e in forza al Twente. L'investimento sarebbe di una certa entità considerando che il giocatore già è in Europa e che la squadra olandese ci ha creduto fortemente e probabilmente a ragione investendo due milioni di euro ma Rosales ha dimostrato grande forza fisica e capacità nelle due fasi. Lui, più di Vizcarrondo, altro giocatore
interessante e protagonista del Venezuela anche se più stagionato, è stata la scoperta migliore della nazionale allenata da Farias, il Mourinho del Sudamerica.
Spostandoci alla zona mediale del campo ma restando al Venezuela, futuro garantito per Rincon. Classe 1988, altro elemento difficile da strappare al suo club visto che gioca nell'Amburgo, è stato probabilmente il miglior centrocampista della competizione anche se l'espulsione assurda nella finalina lo penalizza nei giudizi. Quantità, qualità, grande dinamismo. Un centrocampista moderno a tutto tondo.
Caratteristiche completamente diverse ma giocatore altrettanto interessante, Marcelo Estigarribia, classe 1987. L'esterno sinistro del Paraguay, un'ala vecchia maniera, gioca in Argentina e ha dalla sua una velocità devastante oltre a mezzi tecnici discreti. Non ha un prezzo di cartellino eccessivo e vale probabilmente un investimento, considerando la penuria di giocatori offensivi sulle fasce dove si riciclano sempre più terzini camuffati da centrocampisti o centrali con compiti di sola copertura.
Davanti, scontato. Paolo Guerrero, anche lui in forza all'Amburgo come Rincon, ha fatto reparto da solo e ha trascinato il Perù ad uno storico terzo posto. Il suo lavoro è stato premiato dal finale folle contro il Venezuela che è valso il titolo di
capocannoniere ma di lui si ricordano soprattutto le sportellate, le sponde ed il lavoro di squadra. Paradigmatico in tal senso il primo goal di Chiroque nella finalina quando l'azione sembrava sfumata e Guerrero ha attratto ben tre difensori per poi recapitare al compagno di squadra un pallone solo da spingere dentro.
In una competizione in cui gli attaccanti non hanno certo spiccato, Rondon non è passato inosservato. Classe 1989, in forza al Malaga, grande forza fisica unita forse ad un'eccessiva dose di cocciutaggine. Da plasmare certo ma materiale sembra esserci ed il goal segnato al Paraguay ne è palese testimonianza. Strapparlo ora al Malaga sembra utopia ma se la squadra dovesse diventare, come sembra, il Manchester City di Spagna con una girandola continua di acquisti e deprezzamento continuo dei giocatori già in rosa, il giocatore già l'anno prossimo potrebbe essere sul mercato a costo quasi nullo.



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mercoledì 27 luglio 2011

COSA RESTA DI QUESTA COPPA AMERICA? “La Vittoria dell’Uruguay"

Quindicesimo titolo per l'Uruguay di Tabarez. Epilogo fin troppo scontato dopo gli incredibili quarti ma comunque notevole perché la Celeste diventa prima solitaria nel Palmares della competizione. Non male considerando che il sorpasso avviene proprio in casa degli acerrimi rivali, pure eliminati nella maniera più beffarda possibile, ossia ai rigori. L'Uruguay è stato un diesel, lentissimo a carburare a rischio, pur flebile vista la struttura del torneo, di abbandonare subito la competizione. Il pareggio col Perù è stato un brodino mentre col Cile ha rischiato decisamente la sconfitta, persino col Messico qualche situazione su cui rischiare è riuscito a trovarsela più che subirla, data l'inconsistenza di Giovani e compagni.
Da lì è stato però un crescendo, soprattutto di Tabarez, che ha stravinto sui colleghi di tattica. L'espulsione di Perez, randellatore folle contro l'Argentina, sembrava il capolinea ed invece Tabarez ha leggermente abbassato il baricentro per mantenere le marcature ma senza rinunciare alle punte ed ha costretto l'Argentina ad attacchi talmente giudiziosi (una ripartenza di Suarez e Forlan è da temere in ogni momento) da risultare praticamente nulla. Più semplice il compito contro il Perù, fin lì devastante ma che in semifinale si è gentilmente offerto agli attacchi dell'Uruguay, molto raffinato invece il lavoro in finale. In accordo con ZonalMarking, la chiave tattica è stata il soffocamento di Ortigoza, faro lentissimo del Paraguay arrivato in finale. Artefice soprattutto Arevalo Rios, probabilmente il miglior giocatore della competizione anche se la giuria ha preferito i goal dell'attaccante del Liverpool Suarez. Il pressing di Rios ha annullato la partita del Paraguay e dato il là ad un successo larghissimo nelle dimensioni e forse pure stretto per quanto visto in campo. Ferocissimi Suarez e Forlan dentro l'area di rigore ma è la Coppa America anche di A. Pereira, che ha iniziato la competizione in panca ma appena è stato chiamato in causa ha risposto con due goal preziosi, di Lugano che si è rilanciato a grandi livelli, di Coates, di cui tratteremo più in là. Non è stata la Coppa America di Cavani, capocannoniere della Serie A, subito infortunatosi (chissà quale sarebbe stato l'epilogo con lui in campo) e nemmeno di Lodeiro, apparso in formissima nella preparazione alla coppa e discreto alla prima uscita ma subito silurato: peccato perché il ragazzo ha talento ma tra l'espulsione del mondiale 2010 e questa Coppa America deludente l'idea internazionale non ne esce certo rafforzata.





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venerdì 22 luglio 2011

MA VI RICORDATE LA GRECIA?

Dell'Uruguay e della sua grandissima occasione abbiamo detto nell'articolo precedente e la vittoria senza troppi affanni contro il Perù ne è palese testimonianza. Dovesse vincere il trofeo risulterebbe per il secondo torneo consecutivo la migliore Sudamericana (ricordando il quarto posto al Mondiale) dando due indicazioni tutt'altro che banali. La prima è che in questo momento il calcio migliore è nel vecchio continente con le espressioni massime di qualità e freschezza presentate da Spagna, Olanda e Germania. La seconda è che Brasile e Argentina, a furia di steccare, finiranno presto gli alibi.
L'accenno più interessante è sull'altra finalista, quel Paraguay che arriva a giocarsi il trofeo senza alcuna vittoria. Un unicum probabilmente, nella fase ad eliminazione diretta non ha ancora segnato un goal e si è soltanto aggrappato a Villar e alla lotteria dei rigori che l'ha premiata due volte. Ma solo a me ricorda la Grecia che ha vinto l'Europeo 2004? Dinamiche simili, stesso cammino fatto di vittorie di misura e costruite con le unghie, anche con fortini d'altri tempi, persino tatticamente si somigliano molto. Difesa a 4 classica con 2 centrali eroici, schermo a 3 molto basso davanti alla difesa con un giocatore molto tecnico che fa girare la palla, senza troppo successo peraltro (era Zagorakis per gli ellenici, è Ortigoza per l'Albirroja), un giocatore che dovrebbe dare sfogo al gioco, Estigarribia sulla sinistra che ricorda vagamente le sgroppate di Giannakopoulos o Barreto sulla destra che per certi versi è il Karagounis di questa nazionale. Una punta mobile che ripiega molto ed una centrale molto più fissa, a concludere; i movimenti ed il gioco, parecchio scadente ma incredibilmente efficace, sembrano davvero simili.
Ma soprattutto è incredibilmente simile il modo di farsi largo nella competizione. Dopo la fase a gironi, la Grecia completò l'opera vincendo dai quarti alla finale, sempre 1-0 con un colpo di testa. Il Paraguay ci è arrivato con due 0-0 vincendo poi ai rigori. Vorrà mica ripetere lo scherzetto?


Davide

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martedì 19 luglio 2011

LA GRANDE OCCASIONE DELL'URUGUAY

Dalla due giorni folle di questa Coppa America, prima abulica di emozioni, poi esagerata nella proposizione reiterata e crudele delle big che sbattono contro squadre più deboli ma organizzate, è probabilmente l'Uruguay a trovare i sorrisi migliori.
Di fatto si trova di fronte ad una situazione ideale e insperata dopo l'abulico esordio con il Perù (che ritroverà peraltro in semifinale). Ha eliminato la grande favorita, soffrendo il giusto vista l'ora giocata in inferiorità numerica, ha di fronte 3 avversarie abbordabili e ha la possibilità di vincere il titolo numero 15, issandosi da solo in testa nell'albo d'oro della manifestazione. Incredibile se consideriamo che nell'immaginario comune il Sudamerica è soltanto Brasile e Argentina e che tale, beffardo sorpasso, potrebbe verificarsi proprio in casa dei rivali. L'eroe è Muslera che nei tempi regolamentari sfodera delle parate incredibili e neutralizza il rigore di Tevez ma è soprattutto Tabarez che non scompone la squadra in inferiorità numerica, sfrutta Suarez e Forlan a dovere per non schiacciarsi e non soffre. Vince la tattica di un grande maestro contro l'improvvisazione di Batista, che sballotta Messi ovunque tranne dovrebbe restare, finendo per pagare dazio. Poco da salvare nella sua gestione, la domanda spontanea è se tanto talento come quello,
almeno teorico visti i continui fallimenti, dell'Argentina, non meriti guida tecnica migliore.
Di certo non può lamentarsi il Perù, schierato divinamente da Markarian e sostenuto da un fantastico Vargas. Anche fortunato e non potrebbe essere altrimenti ma molto concentrato e persino sicuro dei propri mezzi, tanto da far sbilanciare l'allenatore alla vigilia con un importante "Mi vedo già in semifinale". Sembrava una boutade ma aveva ragione lui.
Continua anche la favola della Vinotinto che in tutta la sto
ria della Coppa America aveva vinto solo 2 partite e in questa edizione raddoppia. Canovaccio classico, difesa accorta e calci piazzati per pungere nell'altra area. Da questa soluzione arrivano le 2 reti, decisive per il passaggio del turno.
Ancora più estremizzata la tattica del Paraguay che arriva ai rigori senza sapere chi stia parando per il Brasile. La difesa funziona però bene, merito anche di un campo da beach soccer che impedisce al pallone qualsiasi spostamento naturale. Lo stesso campo che fa diventare la serie di rigori una commedia: i rigoristi, peraltro più che discutibili, del Brasile tirano ovunque tranne che nello specchio (l'unico che ci riesce, cioè Thiago Silva, quasi la passa a Villar) sollevando tonnellate di terra mista a sabbia. Ritorna alla mente Costacurta nella finale dell'Intercontinentale, l'epilogo è lo stesso.


Davide
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venerdì 15 luglio 2011

COPPA AMERICA. FINITO IL BRODINO, ORA SI INIZIA A FARE SUL SERIO

Con il pirotecnico 4-2 del Brasile ai danni ell'Ecuador, risultato che è valso alla Seleçao la vittoria del girone (e per fortuna che doveva essere la Coppa America delle sorprese), si è chiusa una prima fase particolarmente noiosa, che non ha rispettato per nulla le aspettative in termine di spettacolo.
Il regolamento, ammettiamolo, certamente non aiuta visto che si può speculare già dalla prima partita e ogni singolo punticino assume importanza capitale considerando che ne passano 8 su 12. Sicuro si è vista molta, troppa tattica che ha ulteriormente appesantito le gambe di giocatori non motivati al 100%. Potremmo scrivere di Dani Alves, ad esempio, tanto devastante con il Barcellona quanto nullo in maniera preoccupante con la maglietta della Nazionale oppure di Thiago Silva-Lucio, coppia teoricamente affidabile ma incredibilmente sbadata. Sono solo esempi di una tendenza diffusa visti i ritmi troppo estivi in molte delle partite. Certo, non
è così per tutti: il Cile, ad esempio, ha dimostrato di stare bene di gambe e di testa, trascinato da Alexis Sanchez, talmente smanioso di passare al Barcellona da fornire prestazioni eccellenti tali da convincere i dirigenti blaugrana a spendere fino all'ultimo euro per il suo acquisto o la Colombia, messa benissimo in campo che ha dominato le 3 partite in cui è stata protagonista.
Il Gruppo A è stato infatti vinto da loro, con 7 punti che avrebbero potuto essere 9 considerando gli incredibili errori sottoporta contro l'Argentina. Proprio la squadra di Batista chiude al secondo posto, con 5 punticini, frutto di due pareggi insipidi e una passeggiata di salute contro i ragazzi del Costa Rica, che ha presentato qualche individualità di spessore, Joel Campbell promette molto bene ma anche le geometrie di Guzman non sono passate inosservate, ma che globalmente è ancora troppo debole a cospetto delle prime squadre (ricordiamo infatti che Costa Rica e Messico hanno giocato con gli Under22). Per loro lo scalpo della Bolivia, ultima ad un punto, conquistato all'esordio contro l'Argentina: poi, il nulla, una squadra che non ha azzeccato quasi niente, a parte il positivo portiere Arias e il capitano Raldes, a
tratti.
Il Gruppo B è stato probabilmente il più avvincente. Lo vince il Brasile sfruttando un calendario fantasioso disegnato sulla programmazione televisiva che gli riserva l'ultima partita, consci che una vittoria con 2 goal di scarto li avrebbe catapultati in testa. Detto, fatto. La sorpresa però è la Vinotinto, soprannome del Venezuela, non solo qualificato (ed è già una notizia) ma addirittura secondo. La squadra ha proposto individualità interessanti tra cui Rosales, Vizcarrondo, Rincon e Rondon, oltre al capitano carismatico Arango ma soprattutto un carattere incredibile, andando a rimontare con il Paraguay da 3-1 a 3-3 nei minuti di recupero, anche con l'aiuto del portiere Vega. Proprio il Paraguay è stata una mezza delusione. Passa, certo e con quel regolamento di cui abbiamo detto non c'erano dubbi ma difensivamente è stato da censura e il gioco non è sembrato molto fluido. Una individualità di spicco, Estigarribia è la classica ala "di una volta", ruolo che sta via via scomparendo. Rapidissimo, bravo nello stretto, giocatore più che interessante. Esce mestamente l'Ecuador che deve fare pubblico mea culpa soprattutto per gli errori degli attaccanti, Benitez e Caicedo che a volte sembrano voler entrare in porta direttamente con la palla. Un solo punticino per loro ma avrebbero potuto essere almeno 4, se consideriamo le occasioni clamorose capitate tra i piedi e sciupate malamente.
Il gruppo C ha seguito il canovaccio standard preventivato alla vigilia. Primo il Cile, apparso particolarmente in forma già dalla preparazione ed ultimo il Messico già limitato dalla regola
degli Under22, ulteriormente sforbiciato dalla scappatella degli 8 (alcuni dei quali asse portante della squadra) a ridosso della competizione e schierato in maniera incomprensibile con un'infarinata di difensori piazzati un po' ovunque e poi le punte: una squadra spaccata insomma che ha fatto da punchball per tutte. 0 punticini per loro, l'unica a non aver totalizzato alcun punto e statistiche impietose. Sarà sicuramente elemento di crescita per qualche ragazzo ma la spedizione è stata un disastro. In mezzo, si qualificano un Uruguay molto deludente che ha estratto dal mazzo la carta Alvaro Pereira, decisivo con Cile e Messico (e pensare che non era nemmeno titolare) e il Perù che ha capitalizzato al massimo le due realizzazioni di Guerrero e le buone giocate di Vargas.
Ora la competizione entra nel vivo. Già sabato, Uruguay-Argentina promette spettacolo, 28 titoli in campo e rivalità storica. Strada che sembra apparentemente in discesa per Colombia e Cile mentre il Brasile dovrà riaffrontare il Paraguay. Passassero tutte le favorite, assisteremmo a semifinali di livello che possano, finalmente, giustificare tutte queste levatacce.

Davide


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