Pagine

mercoledì 12 agosto 2026

BELA GUTTMAN E LA MALEDIZIONE DEL BENFICA

Di tutti i misteri del calcio europeo, pochi sono duraturi e raccontati quanto la "Maledizione di Bela Guttmann". Un allenatore, due Coppe dei Campioni vinte, un litigio per soldi, e una frase che da più di 60 anni tiene in ostaggio uno dei club più grandi del Portogallo. 
Questa è la storia di Bela Guttmann, dell’ascesa e della caduta, e di un Benfica che ha vinto tutto in Portogallo ma non riesce più a vincere in Europa. 
Bela Guttmann nasce a Budapest nel 1899, in una famiglia ebrea. Calciatore negli anni ‘20, sopravvissuto all’Olocausto nascondendosi e lavorando come cameriere. Perde quasi tutta la famiglia nei campi di concentramento. 
Dopo la guerra diventa allenatore giramondo. Un innovatore. Fu lui a inventare il 4-2-4 in Brasile col San Paolo, modulo che poi il Brasile del ’58 userà per vincere il Mondiale. 
Allena in Ungheria, Romania, Cipro, Uruguay, Brasile, Austria. Ovunque lascia il segno. Il suo mantra era semplice e rivoluzionario per l’epoca: "Il terzo anno di un allenatore in un club è fatale. O vinci tutto, o devi andare via." 
Nel 1959, a 60 anni, accetta la panchina del Benfica. Il Benfica che trova Guttmann è forte ma provinciale. In 2 anni lo trasforma in una corazzata. 
Nella stagione 1960-61 arriva la prima Coppa dei Campioni. In finale a Berna batte il Barcellona di Kubala e Suarez 3-2. È il primo club portoghese a vincere la Coppa. Il Portogallo intero va in delirio. 
L’anno dopo il Benfica concede il bis. In finale ad Amsterdam batte il Real Madrid di Di Stefano e Puskas 5-3. Una partita leggendaria. Eusebio segna una doppietta a 20 anni. Il Benfica è campione d’Europa per la seconda volta consecutiva. Batte la squadra più forte del mondo. 
In campionato vince anche 2 titoli portoghesi. In 2 anni: 2 Coppe dei Campioni + 2 campionati. Guttmann aveva creato il Benfica più forte di sempre. 
Estate 1962. Dopo aver vinto tutto, Guttmann chiede un aumento. Non per avidità. Voleva semplicemente essere pagato come il miglior allenatore d’Europa. Chiede un premio per la vittoria della Coppa. La dirigenza del Benfica, presieduta da Agostinho da Silva, dice di no. Lo considerano arrogante. 
Guttmann si dimette. E uscendo dagli uffici del club a Lisbona pronuncia la frase che entrerà nella storia:
"Da agora em diante, em cem anos, o Benfica nunca mais será campeão europeu sem mim" 
"D’ora in poi, in cento anni, il Benfica non sarà più campione d’Europa senza di me."
 Aveva 63 anni. Non allenerà mai più il Benfica. 
Da quel giorno, 2 giugno 1962, il Benfica ha giocato 8 finali europee. Ne ha perse 8. 
Coppa dei Campioni / Champions League: 
1963 - Persa 2-1 col Milan a Wembley; 
1965 - Persa 1-0 con l’Inter a San Siro. Gol di Jair; 
1968 - Persa 4-1 col Manchester United ai supplementari a Wembley; 
1988 - Persa 6-5 ai rigori col PSV Eindhoven dopo 0-0; 
1990 - Persa 1-0 col Milan a Vienna. Gol di Rijkaard;  
Coppa UEFA / Europa League: 
1983 - Persa col Anderlecht;
2013 - Persa 2-1 col Chelsea al 93esimo con gol di Ivanovic; 
2014 - Persa 4-2 ai rigori col Siviglia dopo 0-0. 
Il dettaglio che fa rabbrividire: 5 finali perse di un solo gol. 2 perse ai rigori. 1 persa al 93esimo. 
Nel 1990, prima della finale col Milan, il presidente del Benfica dell’epoca, Manuel Damiao, andò a trovare la tomba di Guttmann a Vienna e chiese perdono. Il Benfica perse comunque 1-0. 
Nel 2013, dopo la finale persa col Chelsea, Eusebio, la bandiera del Benfica e allievo di Guttmann, andò anche lui sulla tomba dell’allenatore a chiedere di "spezzare la maledizione". Due mesi dopo il Benfica perse anche la finale di Europa League col Siviglia. 
Guttmann non vinse più nulla di importante. Allenò Porto, Austria Vienna, Peñarol, Panathinaikos. Morì a Vienna nel 1981, a 81 anni. Solo e quasi dimenticato. 
Sulla sua tomba al cimitero ebraico di Vienna i tifosi del Benfica lasciano ancora oggi sciarpe e biglietti. "Per favore, perdonaci". 
La maledizione di Bela Guttmann è la metafora perfetta del calcio. 
È la storia di un genio incompreso che chiese rispetto e non lo ebbe. 
È la storia di un club che ha toccato il cielo e da 60 anni cerca di tornarci. 
È la storia di come 10 parole dette per rabbia possano pesare più di 100 milioni di investimento. 
Forse un giorno il Benfica vincerà di nuovo la Champions e la maledizione finirà. 
Forse Bela Guttmann dall’alto sorriderà e dirà: "Ve l’avevo detto che senza di me era difficile". 
Fino ad allora, ogni finale del Benfica avrà un fantasma in più in panchina. Quello di Bela Guttmann.


 Vuoi rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti? Clicca qui 

1 commento:

  1. Vicenda veramente incredibile. Quasi non ci si crede. Anche se ad un certo punto diventa quasi "suggestione". Il Benfica non riesce a vincere una finale perché suggestionato da questa profezia.

    RispondiElimina

Info sulla Privacy