giovedì 3 giugno 2010

MESSICO E NUVOLE


ITALIA-MESSICO 1-2 17’ Vela – 84’ Medina – 89’ Bonucci
A 8 giorni dall’inizio dei Mondiali e a 11 dall’esordio nella competizione l’Italia affronta in amichevole il Messico, reduce da alcune prestazioni opache. E rimedia una sconfitta per 2-1.
Per carità da questa nazionale non è che ci aspettassimo di più oltre l’ennesima partita opaca. Un avversario che ha dominato la partita, che è passata in vantaggio dopo un quarto d’ora e che avrebbe potuto dilagare. Manca nel conteggio dei messicani anche un rigore netto ad inizio ripresa per fallo di Zambrotta. Gli uomini di Aguirre sono stati bravi ad imbrigliare i campioni del mondo, a difendere il vantaggio e a cercare il gol del raddoppio. Gol che è arrivato a 5 minuti dalla fine. Ma anche dopo aver preso il gol della bandiera di Bonucci, i nostri avversari hanno continuato a macinare gioco e rendersi pericolosi.
E l’Italia? La solita squadretta senza né arte ne parte. Passi lo stato di forma ma preoccupa e non poco il fatto che non c’è un minimo abbozzo di manovra. Manca il fantasista per scelta (scellerata) del commissario tecnico e Marchisio trequartista è un esperimento mal riuscito. La difesa è smessa facilmente in difficoltà, il centrocampo è una barchetta in mezzo al mare e le speranze sono tutte per i bomber lì davanti, sperando che in qualche modo la buttino dentro.
Questa è l’Italia. Sono due anni che assistiamo a questo indecoroso spettacolo, non possiamo certo pretendere che di colpo diventi una bella nazionale, con un gioco, una manovra e degli interpreti adeguati.
Se quattro anni fa il cielo sopra Berlino era azzurro, quest’anno il cielo sopra il Sudafrica è pieno di nuvole…


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mercoledì 2 giugno 2010

INTER FREDDATA, CAPELLO RESTA IN INGHILTERRA

Fuori uno. Fabio Capello, obiettivo numero uno per la panchina dell'Inter, resterà alla guida della Nazionale per altri due anni. L'ufficialità arriva dalla stessa Football Association, la federazione inglese, che ha trovato un accordo con l'allenatore italiano. Accordo che, come rende noto la stessa federazione inglese, non rpevede più la clausola che permetteva al tecnico italiano di rescindere con la nazionale dei Tre Leoni
Che Capello fosse ormai destinato a proseguire nella sua avventura in Inghilterra si era capito negli ultimi giorni, ascoltando con attenzione le dichiarazioni rilasciate dall'ex allenatore di Milan, Juventus e Roma ma oggi è arrivata l'ufficialità del nuovo accordo, che porterà il ct a guidare la Nazionale fino all'Europeo del 2012.
Resta dunque a bocca asciutta l’Inter che a questo punto dovrà puntare su altri obiettivi. Rimangono in lizza Hiddink, Guardiola e il favorito Benitez. A meno che…

(Nella foto: Moratti gli ha appena offerto la panchina dell'Inter)



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LIPPI HA DECISO. ECCO I 23 AZZURRI.


Fuori Borriello e Giuseppe Rossi, dentro Quagliarella. Queste le scelte finali di Lippi per quanto riguarda i 23 azzurri che porterà ai Mondiali. Il commissario tecnico azzurro ha sciolto nella tarda serata di ieri gli ultimi dubbi e ha deciso di non portare in Sudafrica Sirugu, Cassani, Cossu e appunto i due attaccanti di Milan e Villareal.
Per quanto riguarda il portiere non c'erano dubbi. Fuori Sirigu, ed era una scelta annunciata. Per il portiere del Palermo le speranze erano molto remote e legate ad un eventuale infortunio dei tre portieri designati per la spedizione. C'era un ballottaggio in difesa, tra Bocchetti e Cassani. L'ha spuntata il centrale, perché, con Chiellini provato da Lippi anche da terzino sinistro, c'era più bisogno di un centrale di riserva che di un ulteriore esterno. A centrocampo, come premesso da un po’ di tempo, fuori Cossu. Un infortunio a Camoranesi aveva rivitalizzato le speranze del cagliaritano ma alla fine lo staff sanitario azzurro ha giudicato l’italo-argentino recuperabile e pertanto Cosse tornerà a casa.
Il vero mistero era in avanti dove c’erano tre attaccanti, Quagliarella, Borriello e Rossi, per una maglia. L'ha spuntata l'outsider, Quagliarella che in molti davano come sicuro escluso (anche perché l’attaccante napoletano è reduce da una pessima stagione) e che invece è stato preferito al giovane attaccante cresciuto nel Parma e al centravanti del Milan (che forse una chance l’avrebbe meritata).
10 giorni fa ricordiamo che dalla lista dei 30 erano stati esclusi Grosso e Candreva pertanto i 23 azzurri che andranno in Sudafrica a difendere il titolo conquistato in Germania quattro anni fa sono:
PORTIERI: 1 Gianluigi Buffon (Juventus), 14 Morgan De Sanctis (Napoli), 12 Federico Marchetti (Cagliari).
DIFENSORI: 13 Salvatore Bocchetti (Genoa), 23 Leonardo Bonucci (Bari), 5 Fabio Cannavaro (Juve), 4 Giorgio Chiellini (Juventus), 3 Domenico Criscito (Genoa), 2 Christian Maggio (Napoli), 19 Gianluca Zambrotta (Milan).
CENTROCAMPISTI: 16 Mauro German Camoranesi (Juve), 6 Daniele De Rossi (Roma), 8 Ivan Gennaro Gattuso (Milan), 15 Claudio Marchisio (Juve), 22 Riccardo Montolivo (Fiorentina), 17 Angelo Palombo (Sampdoria), 7 Simone Pepe (Udinese), 21 Andrea Pirlo (Milan).
ATTACCANTI: 10 Di Natale (Udinese), 11 Alberto Gilardino (Fiorentina), 9 Vincenzo Iaquinta (Juventus), 20 Giampaolo Pazzini (Sampdoria), 18 Fabio Quagliarella (Napoli).



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martedì 1 giugno 2010

IMPRESA CESENA, DOPO 19 ANNI ECCO LA MASSIMA SERIE


Sono passati quasi vent'anni dall'ultima apparizione del Cesena in serie A, che con la vittoria a Piacenza e il contemporaneo naufragio del Brescia a Padova torna ad abbracciare la massima serie, che fra gli anni settanta e ottanta lo ha visto protagonista per dieci stagioni, facendogli conoscere anche un fugace assaggio di coppa Uefa. Era il 26 maggio 1991, quando l'ultima apparizione in A fu una sconfitta casalinga per 4-0 con la Fiorentina. In mezzo due grigi decenni fra la C e la B culminati con l'esplosione della gioia bianconera al Garilli di Piacenza: oltre seimila supporter romagnoli hanno infatti seguito in Emilia una squadra che, per la prima volta nella sua storia (un mese fa sono stati festeggiati i 70 anni della fondazione), ha saputo fare il salto dalla terza serie alla A in due sole stagioni. È la quarta promozione della vita bianconera, sicuramente la più sorprendente e forse inattesa, con un gruppo in cui la mano dell'allenatore, la solidità e lo spirito combattivo sono risultati fondamentali. La prima volta la serie A Cesena l'ha conosciuta (prima città non capoluogo di provincia ad avere tale onore) nel 1972-73. Alla guida c'era Gigi Radice. Poi il bis con Osvaldo Bagnoli nel 1980-1981 e fu l'esordio della felicissima e lunga gestione (21 anni) di Edmeo Lugaresi. Poi fu Bruno Bolchi a fare diventare di nuovo grandi i romagnoli nella stagione '86-'87. Una curiosa coincidenza: sia Radice, sia Bagnoli sia Bolchi lasciarono subito il Cesena dopo la promozione. E ora con Pierpaolo Bisoli, due promozioni in due stagioni a Cesena, è ormai scontato che succeda la stessa cosa. La dirigenza bianconera infatti cercherà di convincerlo a restare sull'onda dell'emozione popolare. La curva anche oggi lo ha invitato spesso ad altissima voce a rimanere. Ma ormai la sua destinazione sembra Cagliari. È stato così esaudito il desiderio del vecchio patron (e presidente onorario) Edmeo Lugaresi, 82 anni (con lui il Cesena raccolse due promozioni) che alla vigilia aveva detto: «Fatemi scoppiare il cuore dalla felicità, prego per l'impresa». A Cesena è scattata subito, dopo l'esaltante verdetto, una festa che durerà fino a notte inoltrata. La grande festa è allo stadio Manuzzi, pronto a tornare teatro del calcio che conta. (TuttoB)


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IL LECCE TORNA IN SERIE A


Non c'erano riusciti in 30 mila a salutare il ritorno del Lecce nella massima serie contro il Cesena. Ci hanno riprovato ancora, questa volta in 25 mila, in palio l'ultima possibilità per il grande salto. Solita scenografia, solito tifo trascinante e coinvolgente, nonostante l'afoso pomeriggio, in uno stadio colorato solo e soltanto di giallo e di rosso. Ma questa volta l'esito è diverso, la festa può avere inizio. La partita finisce con uno scarno 0-0, ma è il punto che per i salentini significa serie A e il primo posto nel campionato cadetto: assoluta novità per la società salentina, con i tifosi che hanno urlato al cielo la propria gioia, strozzata in gola per tre settimane.
La festa giallorossa per il ritorno in A comincia non appena l'arbitro Rocchi decreta la fine. I giocatori sul manto erboso cominciano ad inseguirsi e a rovesciarsi addosso bottiglie d'acqua. Sugli spalti è un tripudio di bandiere e sciarpe giallorosse, mentre ci si affanna ad allestire in gran fretta la cerimonia di premiazione. C'è da consegnare la coppa alla prima classificata, che da lì a poco il presidente della Lega Maurizio Beretta darà nelle mani di capitan Giacomazzi. Il boato che accompagna l'alzata della coppa è da brividi, con due 'bocchettonì che sparano in aria una moltitudine di coriandoli gialli e rossi. Poi via alla festa non ufficiale. Dal Via del Mare parte il pullman scoperto, già pronto e poi rimandato indietro nell'infausta gara contro il Cesena. I giocatori vi salgono: c'è chi, come Marilungo, sfoggia una coloratissima capigliatura rigorosamente giallorossa. Insieme con i giocatori, il mister De Canio e tutto il suo staff, il presidente Semararo con i suoi più stretti collaboratori. La 'famiglià del Lecce si avvia verso il centro della città, pronta a percorrere le vie barocche per ricevere l'abbraccio dei tifosi. Parallelamente i tifosi abbandonano gli spalti e si avviano in caroselli festanti in direzione piazza S. Oronzo, per unirsi a quelli che hanno preferito attendere la festa in centro: in una sorta di simbiosi ideale tra stadio e cuore della città. L'anfiteatro romano viene invaso da un migliaio di tifosi che, con striscioni, bandiere e sciarpe riproducono fedelmente la curva nord del Via del Mare. Contemporaneamente un altro angolo di Lecce è fatto oggetto di festeggiamenti, con il bagno propiziatorio nella fontana di Piazza Mazzini, rimessa rigorosamente a nuovo dal sindaco Paolo Perrone. I soliti caroselli in auto e moto per le vie cittadine, con gli esercizi commerciali che mettono in bella mostra le loro vetrine con il giallo e con il rosso per il concorso indetto dal Comune. Lecce ha atteso l'evento della promozione in una scaramantica calma, giudicata da più di qualcuno persino eccessiva e vista quasi come freddezza, forse abitudine a certi appuntamenti: la sconfitta contro il Cesena prima, il pareggio di Vicenza poi avevano messo tutti in allarme. Il resto è storia recente: la promozione odierna ha trasformato un'afosa domenica pomeriggio in una baraonda festaiola, al termine di un campionato sospeso sul filo di un'apprensione continua e logorante.
(TuttoB)



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